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La guerra, le storie, la Storia spiegata ad un bimbo di sei anni

 

Pietro Masturzo è uno dei più grandi talenti del fotoreportage italiano, nel 2010 gli è stato assegnato un premio che vorrebbe qualunque fotogiornalista: il Word Press Photo Award. per un suo straordinario lavoro sulla rivoluzione “verde” in Iran, la visione “laterale” di un evento che era sotto gli occhi di tutti e che tutti raccontavano allo stesso modo.
Grazie al Premio Subito (diretto da Francesca Milano e Daniele Bellasio) e agli enti locali di Gressoney e della Val d’Aosta, al pubblico è stata data la rara opportunità di visitare una mostra di fotogiornalismo (genere negletto nel nostro triste Paese) intitolata “Excursus”, l’antologica di Pietro.
Domenica, pochi minuti prima della sua chiusura, ho avuto l’occasione di visitarla con mio figlio Alex, 6 anni, a cui Pietro ha spiegato la Storia dentro e le storie dietro le sue fotografie. E’ stata una di quelle esperienze uniche e che – anche per via del dislivello “verticale” tra i due protagonisti – ho deciso di girare per il mio canale instagram, comunque ve la ripropongo anche sul mio canale Vimeo. Comunque la pensiate credo sia   vera “informazione di servizio”, la realtà del mondo quella che puzza di carne bruciata, cordite, sangue rappreso e feci raccontato con la delicatezza di un padre (Pietro è papa’ di Nina, tre anni) ad un bimbo, senza dover calcare la mano con aggettivi e dettagli che spesso servono sono a spettacolarizzare l’informazione ma non a raccontare di più.
Clicca qui per vedere tutti i video (al di fuori da InstagramTv), quindi senza necessità di log in su Instagram.

SmartRitratto

Per il mio libro in uscita sul Mobile Journalism (manuale pubblicato da Centro di Documentazione Giornalistica, in uscita a settembre) mi è stato chiesto un ritratto per il retro di copertina, l’ho fatto così: citazione di Michel Gondry.
La nostra identità è smart? O lo smartphone ha divorato la nostra identità?

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KILLA DIZEZ – Pictures/Foto/imagenes! (1)

(…) More Pics – Continua (…)

AI-I-D

Le Improvise Explosive Device (IED leggasi AI-I-D) sono tutto e niente. Tutto perchè rappresentano in primo luogo la maggior causa di morte per i militari stranieri in Afghanistan. Niente perchè in realtà sono indefinibili visto che sotto questo ombrello terminologico trova ospitalità una famiglia di ordigni che vanno dai vecchi proiettili di artiglieria riciclati alle bombe al nitrato d’ammonio, fertilizzante ad alto potenziale (lo stesso della strage dei parà di Kabul) di cui di recente è stata vietata la vendita in Afghanistan. Per questo sono un simbolo perfetto del “nemico” in Afghanistan, inafferrabile quanto indefinibile.

Gli attacchi con IED sono stati 8,159 nel 2009, oltre il triplo del 2,677 registrate nel 2007.

Il più bel racconto per immagini di cosa sia un’IED lo si deve a David Goldman, freelance per l’Associated Press, qualche mese fa embed in Afghanistan con l’esercito americano nella provincia di Wardak. Ha scattato una sequenza di fotografie incredibili, era al momento giusto nel posto giusto, anche nella posizione giusta del convoglio per non essere fatto a pezzi dall’esplosione e ha avuto la freddezza di fornirci questo documento eccezionale, da vedere in slide show cliccando qui.

Steve McCurry a Perugia

Dopo Milano, è arrivata a Perugia la mostra di Steve McCurry, entrato nella storia della fotografia per il ritratto di una bambina afghana finito sulle copertina di National Geographic e diventato una delle icone dell’Afghanistan in crisi. La mostra si svolge alla Galleria Nazionale dell’Umbria. “STEVE McCURRY, SUD-EST” è in programma sino al 5 settembre con orario dalle 9.30 alle 19.30. Questo il link per saperne di più.
McCurry da anni fotografa e racconta il sud-est asiatico e all’Afghanistan ha dedicato uno sguardo pietoso, cioè capace cioè di raccontare gli orrori della guerra senza far vedere il sangue e i cadaveri a brandelli ma raccontando la vita “quotidiana” della gente. Un ritrattista fenomenale che conserva la capacità di “fare ritratti” anche quando scatta “paesaggi”. La sua foto che amo di più è quella di un’area di Herat, scattata nel ’92, una distesa di case di fango rase al suolo dalla guerra civile dove una famiglia trova riparo davanti ad un fuoco, tra le macerie: “voglia di normalità” a cielo aperto. Questo il sito di McCurry da cui si scopre anche che ha allestito una mostra nel ’92 al Bagh-e-Babur, il palazzo della regina di Kabul.

Di notte, in Afghanistan

Quando, un paio di settimane fa, il presidente iraniano Ahmedinejad ha incontrato il suo omologo afghano, c’era qualcosa che mi ha molto colpito. No, non mi riferisco agli attacchi contro l’America con Karzai di fianco (quella è ormai ordinaria amministrazione anche per il presidente afghano figuriamoci per quello iraniano), quanto il fatto che la visita fosse stata ampiamente annunciata; caso unico tra i capi di stato e alti diplomatici che vanno nel Paese – la prassi negli standard di sicurezza. Ho capito il senso della mossa pochi giorni dopo, quando Ahmedinejad ha attaccato il presidente Obama (le dichiarazioni, affogate di un discorso fiume sulle possibili nuove sanzioni nucleari a Teheran, non sono finite sui giornali) per aver visitato l’Afghanistan di notte e “a sorpresa” mentre lui, che nel Paese non ha migliaia di unità combattenti, invece la visita l’aveva annunciata. Racconta questa “spigolatura” (le vie dello scontro politico sull’Afghanistan ormai sono sempre più variate e fantasiose) per segnalare questo posto del blog fotografico del NY Times (sì negli ultimi giorni mi piace tanto) proprio sulla visita di Obama nel Paese (“To Afghanistan, in darkness and secrecy”) con un taglio che ne racconta bene l’atmosfera.

Ritorno a casa

Il Generale Rosario Castellano np©09

La missione afghana appena conclusa (aprile-ottobre 2009) dai paracadutisti verrà ricordata probabilmente sia nella storia della Folgore che in quella dell’impegno militare italiano in Afghanistan, per diversi motivi. Mi limito per ora ad enunciarli come argomenti da approfondire – tra questi ci sono sicuramente i fatti del 17 settembre, il peggior attacco subito dalla missione italiana nel paese, quella che molti hanno definito la Nassyria afghana per fare un parallello con il terribile attentato in terra irachena. C’è soprattutto il nuovo “passo” dato all’azione italiana sul terreno (non senza polemiche, seppur meno di quanto ci si potesse aspettare) con la Folgore coinvolta in sei mesi in più “contatti”, alias combattimenti, di tutti i contingenti militari italiani che l’hanno preceduta, messi insieme. In questi mesi, vista anche la popolarità dei parà, il mondo politico ha gareggiato nel portare la “vicinanza” del Paese alle truppe sin dall’inizio della missione; un fatto nuovo nel panorama italiano, c’è poco da dire (tema a parte resta la capacità di affrontare in profondità il dibattito sull’afghanistan del mondo politico nostrano, tutto).

Un fatto nuovo è stata anche la cerimonia di “coming home”, del saluto per il ritorno a casa della brigata sabato scorso a Livorno, coincisa quest’anno con il 67esimo anniversario della battaglia di El Alamein e con il cambio di comando, dal generale Rosario Castellano che abbiamo conosciuto in questi mesi di impegni afghani, dove ha comandato l’RC-West, al generale Federico D’Apuzzo, anch’egli dai recenti trascorsi afghani dove fino a pochi mesi fa è stato consigliere militare alla nostra ambasciata a Kabul. Per la cronaca, entrambi campani.

Definisco un fatto nuovo la festa del 14 novembre, per via delle sue dimensioni (la cerimonia si è svolta allo stadio di

Generale Federico D'Apuzzo np©09

Livorno per poi continuare sul lungomare) e la partecipazione sia di parà (reduci ed ex inclusi) che di pubblico, un qualcosa molto vicino alla tradizione americana di radicamento sul territorio dei diversi corpi militari, direi molto inusuale per il nostro paese. Personalmente è stata l’occasione per rivedere “senza giubotto ed elmetto” (aggiungerei anche sane e salve) molte persone con le quali ho lavorato in questi mesi  sul campo, in condizioni non sempre facili ma devo dire sempre ricevendo una grande collaborazione.  Chissà se, alla luce di questi elementi di novità, in futuro in Italia si potrà affrontare in maniera laica il tema del rapporto militari-società e forze armate-politica  – è una speranza che coltivo da quando mi occupo, via Afghanistan, anche di militari…

Per un breve reportage fotografico sulla festa vedi qui

Foto-grafie

Scrutatrice in un seggio elettorale a Kabul - agosto 2009 ©np
Scrutatrice in un seggio elettorale a Kabul - agosto 2009 ©np

Ho aggiunto al blog una nuova pagina, quella delle foto…per vedere basta cliccare qui oppure su uno dei tab, le “linguettine” che compaiono sulla home pagina, sotto la foto di testata. All’interno della pagina ci sono una serie di link che portano direttamente al mio spazio su flickr.com il sito “fotografico” dove conservo il mio materiale, c’è anche un link a fine pagina che porta a tutto l’elenco dei “set”, le gallerie tematiche nel caso a qualcuno potesse interessare.