Appuntamento a Bolzano

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Ci vediamo lunedì 25 settembre a Bolzano per presentare il mio libro “Afghanistan Missione Incompiuta” e per parlare della “Lunga Guerra” che, con le recenti decisioni dell’amministrazione Trump, è destinata a continuare.

L’appuntamento è alle ore 18.30 alla biblioteca culture del mondo in via macello 50. L’ingresso è libero.
Grazie all’associazione per i popoli minacciati che ha organizzato l’evento. A proposito date un occhio al loro sito pieno di notizie interessanti.

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In memoria di Gianfranco

Gianfranco se n’è andato senza fare rumore, come nel suo stile. Aveva 57 anni e da tre lottava con i postumi di una grave malattia. Ieri, 21 settembre, nell’affollata chiesa di Sant’Andrea a Savigliano (Cuneo), dove Gianfranco era nato, gli è stato tributato l’ultimo saluto.
La famiglia mi ha dato l’onore di portare un breve ricordo di Gianfranco che con me ha condiviso tante tra quelle che burocraticamente in Rai chiamiamo “trasferte” ma che spesso sono delle avventure durante le quali fai i conti con la morte.
Gianfranco per me è sempre stato una persona speciale perché era capace di enormi sforzi fisici, come quando in Afghanistan si trascinava dietro 30 chili d’attrezzatura, ma poi riusciva ad esprimere con il suo obiettivo una straordinaria umanità e sensibilità nel raccontare il dramma di conflitti e popoli che soffrono.
Nonostante ciò Gianfranco era un taciturno, schivo, modesto, umile. Faceva sembrare tutto quello che realizzava come una cosa normale quando era esattamente il contrario. Quando perse parte dell’udito da un orecchio durante l’ingresso dell’Alleanza del Nord a Kabul nel 2001, per via di una mitragliatrice che cominciò a sparare all’improvviso, non fece nemmeno la pratica per infortunio sul lavoro; la cosa avrebbe interrotto la trasferta e quindi il suo lavoro.
Pochi lo sanno ma Gianfranco è entrato in Rai dalla porta secondaria, lavorare al centro Rai di Torino ma non si occupava di comunicazione, faceva altro, un’occupazione umile, di quella che ti fa vedere da vicino i “miti” del giornalismo e della tv ma ben sapendo che sono cosa diversa da te e dal tuo mondo.
Con la sua enorme determinazione, Gianfranco quella barriera l’ha saltata ed ha “rubato” il mestiere con gli occhi fino a diventare uno dei più bravi telecineoperatori della Rai anzi della storia del giornalismo televisivo italiano.
Con lui abbiamo vinto nel 2008, il premio Alpi per il nostro pezzo “battaglia a Korengal”. Di lui parlo spesso nel mio libro sull’Afghanistan perchè a Gianfranco piaceva ridere della morte, quella che più volte ci era stata addosso. Guardava alle avversità con il sorriso, con un certo senso di sfida che gli bruciava dentro. I suoi silenzi non lo aiutavano, non era un uomo di pubbliche relazioni, ma la telecamera gli consentiva di esprimere tutta la sua ricchezza umana.
Quando si va in guerra insieme, si diventa fratelli. Sembra una banalità ma è forse l’unica cosa vera nel grande imbroglio che sono le guerre.
Chi non c’è passato non può capire quanto difficile sia fare il lavoro di raccontare (e di farlo con garbo, con rispetto, con accuratezza) tra centinaia di migliaia di profughi, in mezzo ad un’imboscata, camminando tra i resti dei cadaveri di un autobomba.
Sono momenti in cui, non ci si può nascondere: emerge quello che sei per davvero. Sono momenti in cui emerge il tuo desiderio di rinunciare a tutto, in primo luogo a te stesso, pur di raccontare, di testimoniare.
Per questo oggi fatico a trovare le parole. Quello che ho scritto sinora  mi sembra inadeguato, quello che ho detto in Chiesa mi è sembrato poco, incompleto.
Gianfranco era una grande persona prima che un grande giornalista.
Per il gioco di un destino imbroglione, ha rischiato in morire a migliaia di chilometri da casa ma è venuto meno nel suo letto a Savigliano, con intorno l’amore dei suoi familiari e di chi gli voleva davvero bene. Era così forte che tre anni fa era sopravvissuto a quella brutta malattia che non risparmia nove persone su dieci, nel primo mese. La sua tempra gli ha fatto vincere anche quella battaglia ma poi ha dovuto affrontare lunghe e ingiuste sofferenze. Egoisticamente ho sempre pensato che ci avesse voluto dare la possibilità di salutarlo piuttosto che andare all’improvviso. Almeno ha avuto la gioia di baciare il suo primo nipotino.
Di lui resta un enorme patrimonio di immagini. Nei telegiornali “maciniamo” pezzi facendo cronaca che oggi è racconto del quotidiano. E’ il nostro lavoro. Ma, con il passare degli anni, quei “pezzi” diventano testimonianza della Storia.
Spero si possa trovare il modo di raccogliere il suo lavoro per testimoniare come l’amore per il giornalismo faccia sempre la differenza. Raccontare invece fino in fondo Gianfranco come persona, sarà invece impossibile perché – come sta capitando anche a me ora – non si troverebbero parole a sufficienza.

La (non) nuova strategia di Trump in Afghanistan

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Uno dei numerosi interventi di Trump (da imprenditore, prima, e da candidato, poi) contro la guerra in Afghanistan

Per anni si era espresso contro la guerra in Afghanistan, bollandola come eterna, costosa e senza senso. Donald Trump da ieri è il terzo presidente, dopo Bush e Obama, a mettere la sua firma sul conflitto più lungo che gli Stati Uniti abbiano mai combattuto. Lui stesso lo ha ammesso, nell’incipit del suo discorso alla nazione, che l’istinto gli diceva di ritirare tutti i soldati americani ma – da presidente – ci ha dovuto ripensare. Ha quindi ammesso l’inversione di marcia ad “u” e il tradimento delle promesse di campagna elettorale. Per questo ha già subito le critiche del variegato mondo della alt-right, la destra estrema americana sulle colonne di BreitBart.
L’ormai famoso sito di controinformazione (e di teorie del complotto) negli ultimi giorni è tornato nella mani del nazionalista, anti-globalista, Steve Bannon che alla svolta afghana si era a lungo opposto in nome del suo anti-interventismo (“America First”) prima di uscire dal gabinetto del presidente, di cui era il consigliere strategico.

Ma vediamo se e in cosa, si differenzia la strategia Trump da quella dei suoi predecessori.
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The Program

Faccio fatica a scrivere questo post ma in molti possibili iscritti ai corsi di Stampa Romana sul mobile journalism (qui il comunicato di Asr)  me lo chiedono.
Ecco allora una bozza di programma per il corso base e per quello avanzato, ma prima un chiarimento: perché faccio fatica? Perché il programma di questo tipo di corsi è necessariamente flessibile e quindi non può essere scritto sul marmo.
Il mobile journalism è uno strumento talmente trasversale al mondo del giornalismo che magari ti ritrovi una “classe” piena di colleghi che non hanno mai avuto alcun rapporto con il mondo dell’immagine in movimento e quindi come docente devi ampliare lo spazio dedicato alla “grammatica del video”, “restringendo” altri temi che finirebbero con l’essere solai pesanti su pilastri troppo deboli. Ci sono casi in cui, invece, in classe ci sono molti professionisti dell’informazione televisiva e quindi ci si può spingere più rapidamente avanti.
Tutto ciò, senza considerare che nel tempo che trascorrerà fino ai prossimi corsi, ci possono essere novità (come l’ultima volta che Filmic 6 è uscita pochi giorni prima dell’aula!) e ci possono venire nuove idee.

Detto questo (insomma non prendetelo come un testo sacro) ecco il programma:
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Nuovi appuntamenti con il Mobile Journalism. Roma e non solo

Non solo Roma ma si riparte da Roma per poi passare a Torino e a Milano (dettagli a breve). Con l’Associazione Stampa Romana abbiamo organizzato un nuovo ciclo di corsi sul Mobile Journalism (in breve Mojo), una delle possibili strada per portare il giornalismo fuori dalla crisi, per offrire ai colleghi nuovi strumenti per “usare” la propria professionalità e proporre contenuti su nuove piattaforme.
Ecco le date dei corsi di Roma (con una novità sulla formula):

Corso Base 27 e 28 settembre iOS, 27 e 29 Android

Corso Avanzato 25 e 26 ottobre iOS, 25 e 27 Android
Entrambi i corsi verranno svolti con Enrico Farro, dell’Associazione Italiana Filmaker, che vi aiuterà a inquadrare (letteralmente) la grammatica dell’immagine in movimento.
I corsi si svolgono a piazza della Torretta, nel centro storico di Roma. Per le iscrizioni: segreteria@stamparomana.it oltre che sulla piattaforma Sigef dell’Ordine dei Giornalisti (la pubblicazione non è istantanea, se non ce li trovate subito, riprovate dopo qualche giorno). I corsi sono validi ai fini della formazione obbligatoria per i giornalisti.
IL COMUNICATO DI STAMPA ROMANA

Ecco le novità in quanto alla formula. Il punto è sempre quello spinoso, servire (didatticamente) al meglio la platea iOS e quella Android. Per questo motivo abbiamo deciso di allungare il corso su 3 giorni consecutivi. Il primo giorno sarà in comune, il secondo differenziato a seconda della piattaforma. Comunque prima di iscriversi è necessario (grazie mondo Android!) leggere con grade attenzione le avvertenze, come un medicinale, nella descrizione del corso. Le pubblico anche io di seguito:

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