Catena di Produzione, a Stampa Romana

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Il 15 gennaio, Lazzaro Pappagallo e la segreteria di Stampa Romana hanno organizzato una mattinata (anche un po’ happening) in cui molti colleghi si sono alternati al microfono per confrontarsi sull’ex-futuro (ormai presente) del giornalismo tra nuovi (anche quelli nemmeno tanto) media e un modo per restituire diritto di cittadinanza alla nostra professione.
Preso dallo spirito dell’evento (Stampa Romana ha credibilità per parlare anche per via del suo impegno sulla formazione) sono intervenuto dando prova delle mie ben note capacità diplomatiche e l’arte nello smussare gli angoli 🙂 ecco il video del mio intervento se mai vi potesse interessare vederlo:

Stampa Romana – Catena Di Produzione from Nico Piro on Vimeo.

PS: il video integrale dell’iniziativa lo trovate invece qui su FaceBook

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Porte aperte al poligono

Oggi si gioca in Arabia Saudita, la finale di SuperCoppa, una delle peggiori idee che il calcio italiano potesse mettersi in testa, la riprova che un’eccellenza di casa nostra sia gestita con la visione strategica di un condominio non da multinazionale. A fronte di una differenza, presumibilmente, minima rispetto agli incassi di uno stadio Olimpico, scaglia sul nostro “pallone” lo stigma della complicità (o meglio della testa girata dall’altra parte) con i sauditi, un regime che è antico alleato dell’occidente ma è anche autore di sistematiche violazioni dei diritti umani.
Per protestare contro questa scelta oggi a Roma, davanti all’ambasciata saudita, la Federazione Nazionale della Stampa e l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, hanno organizzato un presidio che ha unito voci e organizzazioni diverse ricordando anche quanto cruciale sia l’informazione in questi casi (su FaceBook il mio servizio per il Tg3).
Ma il caso Arabia Saudita non è solo Khashoggi, giornalista-dissidente, solo pochi mesi fa, massacrato nel consolato saudita di Istanbul , è anche il caso RWM.
Da un angolo bellissimo e altrettanto povero della Sardegna, il Sulcis Iglesiente, arrivano sotto lei ali dei caccia sauditi le bombe usate dalla coalizione a guida saudita nel mattatoio yemenita, bombe che troppo spesso colpiscono obiettivi civili.
Alla vigilia della partita di Super Coppa, alla RWM è arrivata l’autorizzazione della Regione Sardegna per realizzare un campo prove (in pratica un poligono per esplosioni controllate) nei pressi della fabbrica di DomusNovas. Un’autorizzazione che fa il paio con quella del Comune di Iglesias per l’ampliamento dei reparti produttivi e per un nuovo deposito. La giunta regionale (per giunta, uscente) ha usato la stessa formula del sindaco di Iglesias, quella della “presa d’atto” dei provvedimenti tecnici degli uffici.
Il consiglio comunale di Iglesias, durante il precedente mandato, aveva approvato un ordine del giorno per la riconversione della fabbrica (compreso l’attuale sindaco); la giunta regionale ha fatto qualcosa del genere, nel “prendere atto” ha ribadito il suo impegno per la riqualificazione della fabbrica, un atto generico e senza specifici impegni di spesa.
Comunque la pensiate sulle bombe “made in Italy”, la condotta delle amministrazioni locali è l’ammissione da parte della politica del suo essere superflua.

NB: per un mio banale errore di “click”, una prima versione di questo articolo è stata pubblicata in maniera incompleta

Le sparate nell’ufficio ovale e lo spettro dell’esodo afghano

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Kabul, ottobre 2018, bandiere, manifesti, stendardi con i volti dei candidati al parlamento

Quando Trump parla, al netto delle uscite auto-celebrative che fanno parte del folclore del personaggio, spesso si resta con un dubbio: è una persona completamente inadatta al ruolo oppure è uno spregiudicato cinico giocatore d’azzardo che straparla con uno scopo? Forse sono vere entrambe le cose, di sicuro è l’irresponsabilità il tratto che collega le due facce delle medaglia, Trump spara affermazioni (forse) puntando ad un risultato ma senza calcolare che non è più un palazzinaro newyorkese alle prese con i fornitori, le sue parole hanno il peso dell’uomo più potente della Terra.

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Il pallone ipocrita e i finti nemici

Nei prossimi giorni si gioca in Arabia Saudita la Supercoppa italiana, di calcio non ne capisco molto ma so quanto i paesi sunniti del Golfo amano il nostro “pallone” che nel resto del mondo è ampiamente surclassato dalla Premier Legue e dalla Liga. A vederla così non è stata una cattiva idea per la Serie A scegliere i sauditi come partner.
Considerando come il calcio viene malamente gestito in Italia – siamo ancora agli anni ’70 – e considerando che il nostro Paese non ha una politica estera da qualche decennio, non mi meraviglia che nessuno ai vertici del calcio italiano si sia fatto il minimo problema di andarsi a mettere nelle mani di un regime che calpesta i diritti umani, che quando arriva la successione al potere mette mezzo establishment agli arresti, che alimenta una guerra selvaggia nel confinante Yemen. Non ci voleva un sofisticato algoritmo per prevedere che  una qualche polemica sarebbe scoppiata su questa scelta; ad aggravare la cosa, di mezzo ci si è messo pure l’imprevedibile caso Khashoggi – giornalisti dissidente, fatto a pezzi nel consolato di Istanbul.
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Yemen iglesiente, quando l’informazione si fa “possibile”

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La costa con i “pan di zucchero”. La vera miniera (non sfruttata) del sulcis iglesiente

Nello stabilimento RWM di Domanovus, provincia di Iglesias, da anni si costruiscono le bombe della serie MK-8x, quelle che dal 2015 la coalizione saudita sgancia sui ribelli sciiti in Yemen senza badare troppo agli obiettivi civili compresi funerali, ospedali e scuola bus, a dispetto delle ripetute condanne Onu.
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2019, un pezzetto alla volta, il proprio

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Avvertenze per l’uso contiene speranze, maneggiare con cura

A livello di dati di fatto, rispetto ad un anno addietro nulla è cambiato: nel mondo sono in corso 370 conflitti, se ne parla pochissimo tanto che la “gente” – fate un test con i vostri amici più informati – pensa siano 20 o 30 al massimo e di questi ne riesce a chiamar per nome solo quattro o cinque.
Molto è invece cambiato in Italia, almeno all’apparenza ma l’impressione è che la confusione (con l’ipocrisia) continui a regnare sovrana in un Paese sempre meno unito dove l’idea di Patria (che poi siamo noi tutti) è sempre più manipolata per darsi ragione e dar torto agli altri. Inoltre, l’Italia continua la sua ormai pluridecennale tradizione del non avere una linea di politica estera, confondendo fedeltà alle alleanze con delega agli altri delle decisioni e quindi rinuncia a giocare un ruolo “in proprio” (che non farebbe male né alla nostra Italia, né ad alcune delle crisi a noi vicine).

L’anno scorso i miei auguri di Capodanno – mi autodenuncio – grondavano realismo, quello che di solito viene bollato come pessimismo (un po’ come capita alle persone puntuali, in Italia sistematicamente tacciate di essere “ansiose”). In assenza di fatti nuovi – che appunto non ci sono – dovrei scrivervi un messaggio fotocopia ma i sentimenti (l’istinto se preferite) mi spingono ad andare in un’altra direzione.

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