America Oggi

DkuPps-X0AAD7rx
La risposta del presidente alla protesta dei giornali “I media delle notizie false sono il nuovo partito di opposizione. E’ brutto per il nostro grande Paese…ma noi stiamo vincendo”

Il testo di una mia riflessione pubblicata sul sito dell’Usigrai e su quello di Articolo 21

Quella del 16 agosto 2018 è una data che resterà nella storia dell’informazione nel Paese che ne ha sempre fatto una pietra angolare del proprio edificio culturale e persino normativo, della propria identità.

Continua a leggere “America Oggi”

Annunci

Anche Trump ha perso in Afghanistan, avanti il prossimo

Un anno fa di questi tempi, Donald Trump era nel pieno del caso Chartotsville, finito nella bufera per dichiarazioni che mettevano sullo stesso piano neo-nazisti/suprematisti bianchi e chi era sceso in piazza a contestarli. Con la sua solita abilità da grande comunicatore, aveva cambiato agenda rilanciando la guerra in Afghanistan…

Continua a leggere “Anche Trump ha perso in Afghanistan, avanti il prossimo”

Perchè Mojo Italia sta “spaccando”? C’è speranza per un giornalismo fatto diversamente?

OnePlusGiornalistaLIVE2
Per andare in diretta con uno smartphone basta pochissimo: un microfono, un supporto e ovviamente la batteria carica

Premessa 1: Questa non è un’auto-celebrazione (per assenza di concorrenti sono il direttore e l’ideatore di Mojo Italia), è un pensare ad alta voce, a tratti con una certa incredulità.

Premessa 2: Mojo Italia è il primo festival italiano di mobile journalism e di smart filmaking (produrre notizie multimediali e raccontare per immagini usando strumenti a basso budget come gli smartphone) si svolge alla Casa del Cinema di Roma, “nella splendida cornice” di Villa Borghese. Dal 21 al 23 settembre (occhio il seminario del 23 è presso la sede di ASR) Stampa Romana e l’Associazione Italiana Filmaker offrono 15 seminari gratuiti con i top expert italiani, accreditati per la formazione obbligatoria dei giornalisti (ma aperti anche ai non giornalisti.
Continua a leggere “Perchè Mojo Italia sta “spaccando”? C’è speranza per un giornalismo fatto diversamente?”

Ghazni, battaglia cruciale come nell’800

Dopo cinque giorni di battaglia, l’esercito afghano con il supporto aereo americano sta riguadagnando il controllo della storica città di Ghazni, finita nelle mani dei talebani nella notte tra il 9 e il 10 agosto. E’ un’operazione difficile perché, pur finita la battaglia, bisogna “ripulire” le aree critiche, eliminare cioè bombe nascoste e gruppi di combattenti rimasti asserragliati per continuare a far vittime; i cui corpi – tra l’altro – tappezzano ancora le strade.
Prima di passare a ragionare su cosa possa significare la battaglia di Ghazni, diamo però voce ai civili rimasti intrappolati in questa drammatica battaglia urbana. Traduco e pubblico alcuni estratti del racconto di Assadullah Jalalzai, giornalista del servizio BBC in lingua pashtu, residente di Ghazni (qui per il testo integrale).

Nel mezzo di tutto questo (una sparatoria a distanza ravvicinata tra soldati e talebani ndr) c’erano cittadini che cercavano di fuggire, rannicchiati mentre si muovevano per non ritrovarsi un proiettile in testa. In una situazione già disperata, altre brutte notizie arrivano: la rete elettrica era stata messa fuori uso (all’inizio dell’attacco erano stati distrutti i ripetitori telefonici, poi la rete dell’acqua potabile, successivamente cibo e medicinali hanno cominciato a scarseggiare ndr).

Nessuno sapeva quello che stava accadendo ai propri vicini. Semplicemente, era troppo pericoloso uscire dalla porta di casa.

L’ospedale era affollato da centinaia di feriti. Ho visto dozzine di corpi, accatastati l’uno sull’altro e persone alla disperata ricerca dei propri cari in mezzo a morti e feriti. Quando sentivi un pianto disperato, capivi che li avevano trovati tra i morti.

Ad un certo punto, è arrivata un’ambulanza con altri feriti. Il conducente ha spiegato che si trattava di combattenti talebani. Il capo della clinica li ha mandati via, spiegando: “Portateli altrove. Dentro ci sono ricoverati anche poliziotti feriti, l’ultima cosa che voglio è che comincino a spararsi tra di loro in mezzo alle corsie”.

Perchè la battaglia di Ghazni è così importante, del resto non è la prima volta che i talebani prendono una città (vedi Kunduz)? Proviamo a rispondere schematicamente:

1) Ghazni è al centro della ring-road (l’unica vera strada d’Afghanistan) nel tratto da Kandahar a Kabul, prendere Ghazni significa bloccare il Paese, tagliarlo in due. Ghazni è inoltre a circa 150 km da Kabul, un fantastico avamposto per dare l’assalto alla capitale.

2) Ghazni è stata cruciale anche nella prima guerra anglo-afghana (1839) quando la sua fortezza venne prese grazie al gesto da commando ante-litteram del soldato Duran, il cui nipote firmerà poi la divisione territoriale tra Afghanistan e l’attuale Pakistan che ancora crea tanti problemi

3) La caduta di Ghazni non esce da un cappello a cilindro, è stata preparata da mesi, con la presa dei distretti rurali, con la conquista della capitale in pratica i talebani reclamano la loro prima provincia interamente sotto il proprio controllo dal 2001 a oggi

4) Ghazni è anche un nodo di transito dei guerriglieri da e vero le base in territorio pakistano

5) Ghazni è soprattutto una prova di forza in un momento chiave. Nelle scorse settimane c’è stato il primo incontro tra rappresentati del governo americano e talebani in Qatar, in pratica Washington ha ceduto ad una richiesta chiave dei talebani: parliamo con il “padrone” non con i suoi fantocci che stanno a Kabul. Una mossa che ha trovato d’accordo il governo di Ghani (totale, invece, fu l’opposizione a questa idea di Karzai) e che può essere utile se serve alla pace. I talebani sarebbero pronti a far cadere una inaccettabile condizione che pongono da anni: via prima gli stranieri poi parliamo di pace (è facile immaginare che senza supporto aereo straniero, decisivo anche a Ghazni, il governo di Kabul durerebbe poco).

6) L’impressione quindi è che i talebani abbiamo voluto ottenere con la presa di Ghazni  quello che gli americani hanno affermato per anni: li porteremo al tavolo delle trattative, militarmente indeboliti, e quindi alle nostre condizioni.
L’obiettivo potrebbe anche essere quello di “colpire” la strategia Trump che, dopo anni di scetticismo sul conflitto afghano, esattamente un anno fa rilanciò con l’aumento delle truppe nel Paese (14mila ora) in nome di una mai precisata “vittoria”. Una mossa del quale il presidente pare si sia già pentito e comunque che si è dimostrata se non perdente assolutamente irrilevante sul piano del controllo del territorio.

_102977879_taliban_presence_map_640_chart-nc.png
In verde, distretti (sub-unità di ogni provincia) sotto controllo governativo; in rosso, quelli sotto controllo dei ribelli; in marrone le aree “ping-pong” quelle dove nessuna delle forze riesce a controllare stabilmente e che passano continuamente di mano (grafica BBC su dati SIGAR Usa)

Mentre nelle ore in cui scrivo, un attentato a Kabul fa decine di morti ed è probabilmente firmato dall’ISIS, durante l’attacco a Ghazni c’è stato un episodio all’apparenza minore ma che testimonia le perduranti difficoltà logistiche e di coorinamento delle truppe afghane: una base dell’ANA nella settentrionale provincia di Faryab è stata assaltata, decine i soldati uccisi, altrettanti quelli catturati (le notizie sono comunque ancora vaghe). La base era sotto assedio da giorni e nonostante le disperate richieste di munizioni e rinforzi, nessuno è arrivato ad aiutare i soldati intrappolati. Davvero un brutto segnale.

Ce l’abbiamo fatta, è una vittoria dell’informazione

Dopo quaranta giorni dopo, decine e decine di email, centinaia di messaggi scambiati su ogni piattaforma, dozzine di telefonate e il più tradizionale “contatto personale” (una volta l’avremmo chiamato “porta a porta”) la campagna di “crowdfunding” per la seconda parte di “Afghanistan Missione Incompiuta” si è conclusa con un successo: 627 le copie prenotate, obiettivo raggiunto e superato (125%).
Continua a leggere “Ce l’abbiamo fatta, è una vittoria dell’informazione”

Come faccio a scegliere tra i seminari di Mojo Italia?

logo mojo.jpgI seminari del festival del giornalismo mobile (Roma, 21-22-23 settembre 2018) sono tanti e sono anche in contemporanea (salvo sdoppiamenti, non
solo della personalità, se ne possono seguire massimo 4 nella giornata di venerdì e massimo 3 in quella di sabato). Molti mi stanno, quindi, chiedendo suggerimenti del tipo: su cosa “puntiamo”? Sì perché davvero c’è l’imbarazzo della scelta. Ecco, allora, alcuni suggerimenti per orientarsi:
Continua a leggere “Come faccio a scegliere tra i seminari di Mojo Italia?”