Piccole e Forti

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Nel crowdfunding per il mio nuovo libro, un altro lavoro “scomodo” e per questo finanziato dalla “folla” (crowdfunded, letteralmente) c’è un’offerta (50% di sconto) destinata alle librerie indipendenti, a quei punti vendita che faticosamente provano a sostenere e diffondere titoli, opinioni, idee, punti di vista “fuori catena”. Cliccate qui e guardate sulla colonna destra per i dettagli.

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Che cos’è un crowdfunding

 

Che cos’è un crowdfunding? Lo spiego in poche righe – o almeno ci provo – nella speranza che questo post possa essere utile a chi cerca di diffondere il verbo della mia nuova campagna per Afghanistan Missione Incompiuta – Parte Seconda.

Partiamo dalla traduzione che potremmo sintetizzare così: finanziato dalla folla.

Un progetto può essere finanziato dalla folla in vari modi. Il filone di maggior successo è sicuramente quello della tecnologia…qualcuno vi presenta un’idea – spesso rivoluzionaria o comunque di grande utilità – e vi chiede soldi per realizzarla.
Nel 2015 io ho invece usato il crowdfunding per una produzione editoriale, settore “cultura” quindi dove si chiede al pubblico di finanziare un progetto sia esso un libro o l’allestimento di un’opera teatrale. Chi paga ha una “ricompensa”, per esempio i biglietti per lo spettacolo che ha finanziato o uno dei dispositivi che sono passati dalla carta alla catena di montaggio.
Nel caso di “Afghanistan Missione Incompiuta” le ricompense sono copie del libro, all’epoca quel crowdfunding fu uno di quelli di maggior successo della storia della piattaforma Ulule che ci ospitava. Ci riproviamo con “Afghanistan Missione Incompiuta – Parte Seconda”, le “ricompense” sono varie: pre-acquisto di una copia singola (ebook 8 euro, cartacea 17 spedizione compresa) fino ai pacchetti per librerie indipendenti (50% di scontro per sostenere chi sostiene voci “fuori catena”) e  pacchetti di copie per gruppi di amici.
I crowdfunding di solito seguono un meccanismo, si chiama “tutto o niente”. Vuol dire che se non raggiungi l’obiettivo anche solo per 1 copia o 1 euro (a secondo che il tuo risultato sia in “pezzi”/copie vendute o in denaro da accumulare) la cifra messa “impegnata” dai singoli sottoscrittori, viene restituita loro.
Nel caso di “Afghanistan Missione Incompiuta – Parte Seconda” l’obiettivo reale – velo confesso – è quello di 1000 copie ma proprio per via del meccanismo del “tutto o niente” abbiamo puntato su quota 499. Ci riusciremo? Dipende da voi…ci siete? Siete pronti oltre che a sottoscrivere anche a convincere amici e parenti, senza ricchi premi e cotillon? Io credo di sì…

A proposito, guardate il video e vi renderete conto che un crowdfunding non è solo una pre-vendita o un finanziamento senza banche, è anche la creazione di una comunità!

La libertà ha un prezzo, sei pronto a pagarlo?

Copertina
Afghanistan Missione Incompiuta – Seconda Parte (copertina provvisoria)

Dove eravamo rimasti? Era il 31 dicembre del 2014 quando il grosso delle truppe occidentali si ritirava dall’Afghanistan, da allora il Paese è letteralmente scomparso dagli schermi e dalle pagine dei giornali, nonostante il record di vittime civili e di produzione di oppio, il rischio di una nuova guerra civile, l’arrivo dell’ISIS e di altri gruppi terroristi stranieri nel Paese proprio come prima dell’11 settembre.
Il mio libro “Afghanistan Missione Incompiuta”, che molti di voi hanno sostenuto, si fermava proprio ai fatti del 2015, colmando il silenzio che era calato sulla guerra più lunga, quella combattuta dall’occidente in Afghanistan.
Dopo tre anni, il silenzio come una nebbia spessa e pesante ha continuato a gravare su Kabul, sugli effetti delle nostre scelte, sugli effetti a catena che la definitiva destabilizzazione dell’Afghanistan potrebbe causare (fino davanti alla nostra porta di casa).
E’ così che ho deciso di riprovarci, di chiedere di nuovo l’aiuto e il coinvolgimento di chi pensa che quanto accade in luoghi (all’apparenza) lontani vada capito e seguito, per solidarietà – se volete – o per egoismo – se preferite.
Voglio tornare a Kabul, raccontare quello che sta succedendo, incontrare i protagonisti e gli “invisibili” (quelli a cui nessun giornale mai dedicherà mai una riga e che di solito finiscono con l’essere solo numeri nella conta dei morti e dei feriti) guardare al dramma afghano ma anche ai segnali di speranza come la marcia per la pace da Kandahar o la recente tregua con i talebani.

COME PARTECIPARE? Di sotto c’è il link al crowdfunding, in pratica si tratta di pre-acquistare una o più copie del mio prossimo libro, l’obiettivo è alto (in realtà per fare un buon lavoro sul campo dobbiamo arrivare a quota 1000 copie) ma se sottoscrivete subito e passate parola, tutti insieme ce la possiamo fare.

CLICCATE QUI…se avete già sostenuto “Afghanistan Missione Incompiuta” sulla piattaforma ULULE siete già registrati. A proposito…QUESTA VOLTA NON BASTA UN LIKE

https://www.ulule.com/afghanistan-missione-incompiuta-2/

“Aiutiamoli a casa loro”…già fatto!

Afghanistan al Centro Astalli from Nico Piro on Vimeo.

Il 16 maggio sono stato ospite del Centro Astalli all’Università Gregoriana, per il suo corso di formazione (provocatoriamente) intitolato “Aiutiamoli a casa loro” che in questo suo primo appuntamento era dedicato al caso afghano.
Beh, sull’Afghanistan c’è da dire che “a casa loro” li abbiamo aiutati (noi occidentali), dall’invasione sovietica a tutt’oggi. E non sembra sia andata bene…”Missione Incompiuta”.

Da Roma a Kabul


Oggi al liceo Mamiani di Roma, la FNSI e l’associazione Articolo 21 hanno celebrato la giornata mondiale per la libertà di stampa. Sono stato invitato a parlare della situazione dei giornalisti afghani, la giornata è stata dedicata ai 10 colleghi uccisi nel Paese il 30 aprile, ma ha affrontato le minacce all’informazione dalla Turchia all’Italia.

La giornata della libertà di stampa a Roma from Nico Piro on Vimeo.

 

La libertà di stampa in Afghanistan from Nico Piro on Vimeo.

Per riascoltare tutti gli interventi clicca qui (da Radio Radicale)

Attacco a Shamshad

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Passando davanti allo stadio “olimpico” di Kabul, mi è sempre piaciuta Shamshad, l’unica tv al mondo al cui esterno sono esposti elicotteri e aerei, residuati bellici della guerra ai sovietici.
Shamashad è una tv molto popolare nelle aree pasthun, in particolare nelle aree dell’est al confine del Pakistan. Una tv che da fastidio e che oggi è stata colpita con la tecnica dell’attacco multiplo: un commando che si fa largo con un’esplosione e poi si barrica all’interno per fare vittime fino all’ultima cartuccia. La firma è quella dell’ISIS ma francamente poco importa perchè le vittime sono sempre le stesse, vittime innocenti. Che sia l’ISIS, i Talebani, il clan Haqqani a colpire ormai resta incontrovertibile il dato che Kabul è il luogo più vulnerabile (e di conseguenza pericoloso) dell’Afghanistan.
“Questo è un attacco alla libertà di stampa ma non possono fermarci” ha detto Abid Ehsas, direttore di Shamshad Tv che è tornata in onda dopo poche ore dall’attacco, la foto diffusa su twitter (da ) di uno dei conduttori con la mano fasciata in onda a parlare dell’attentato dice molto sulla forza del popolo afghano, prigioniero di una guerra quarantennale.
Il fallimento della “ricostruzione” pagata dai noi contribuenti occidentali e la “missione incompiuta”, una guerra più lunga del secondo conflitto mondiale, si solo lasciati dietro poche cose buone: una di queste è un sistema dell’informazione, forte, libero, vibrante dove centinaia di colleghi ogni giorno ridono in faccia alla morte per fare il loro lavoro.
Le vittime di oggi a Shamshad (che già in passato aveva perso un suo giornalista, ucciso nella zona del passo Kyber) non sono le prime nè saranno le ultime per l’informazione afgana.
Sono vittime dimenticate esattamente come dimenticato è il conflitto in corso, l’oblio sulla “lunga guerra” ha tante cause, di certo impedisce di riflettere sugli errori dell’intervento militare costato all’occidente cifre astronomiche e sui rischi, in genere, di interventi in situazioni complesse e spesso, ai nostri occhi, oscure e indecifrabili. Eppure nel campionato delle notizie, con i tornei di serie A e di serie B, il fatto che la crisi afghana resti tra quelle “dimenticate” fa particolarmente rabbia, fosse solo perché dimostra la nostra disattenzione non solo verso i morti degli “altri”, verso il dolore purché lontano, verso i drammi del mondo ma anche verso quegli italiani mandati a combattere e caduti in Afghanistan.

La Bolzano che guarda al mondo

Bolzano, presentazione Afghanistan Missione Incompiuta from Nico Piro on Vimeo.

 

Una sera di fine settembre, con l’aria ancora tiepida, una sala piena di gente, una conversazione che straripa e supera persino l’ora di cena, ben oltre quanto previsto. E’ stata una bella presentazione quella del 25 settembre a Bolzano, potete rivederla nel video della diretta FaceBook.

Per me è stato anche emozionante essere alla Biblioteca Culture del Mondo, non solo perché è un luogo “aperto” dove – senza gravami ideologici o di “adesione” ma solo con lo sguardo aperto – è possibile entrare e curiosare tra libri che possono portarti dall’altra parte del pianeta, facendoti rendere conto di quanto piccola sia questa arancia blu sulla quale giriamo, ma anche perché la sua storia (e quella dell’Associazione per i Popoli Minacciati) parte dalle esperienze di una delle figure più complesse e forse meno conosciute di una certa stagione italiana, Alexander Langer (link wikipedia solo come primo passo per approfondire).