La Cina, la Russia e i diritti umani a corrente alternata

 

Premessa, il mio punto di vista: scegliere di voltarsi dall’altro lato quando si tratta di violazioni dei diritti umani, in nome degli scambi commerciali con un Paese straniero o di chissà quale convenienza strategica, è sempre sbagliato. Qualunque sia il Paese straniero, qualunque sia l’interessa in gioco, non sono ammissibili deroghe sul rispetto dei diritti umani.

Il 3 maggio a Udine, nell’ambito del Far East Film Festival uno dei più importanti eventi al mondo dedicati alla cinematografia del/sul Estremo Oriente, ho partecipato alla presentazione del documentario “La ferroVIA della Seta” di Pio d’Emilia, amico e collega di Sky Tg 24; presentazione che è stata pensata anche come momento di dibattito con le istituzioni locali visto che il Nord-Est – motore produttivo d’Italia – potrebbe trovare in Cina e nella nuova via della seta, delle occasioni di sviluppo.
E’ difficile sintetizzare l’incontro che è stato lungo e articolato, mi focalizzo solo su un aspetto che – seppur parzialmente – mi è sembrato ricorrere: l’ostilità verso la Cina per le violazioni dei diritti umani.
Ripeto quello che ho detto durante il dibattito (e ho aggiunto in premessa in questo post): non è giusto fare sconti quando si parla di diritti fondamentali dell’individuo.
Allo stesso tempo però l’ipocrisia è intollerabile quando la valutazione del rispetto dei diritti umani diventa a geometria variabile, rigida con i “nemici”, ondivaga con gli “amici”.
E allora è incredibile che in Italia si punti il dito contro Iran, Russia e Cina ma si continui a commerciare liberamente con l’Arabia Saudita, regime ispirato ad una lettura estremista dell’Islam che – tra le altre cose – crocifigge i suoi condannati a morte, prevede la figura del “maschio custode” per le donne, uccide e fa a pezzi gli oppositori che vanno in un Consolato a chiedere un documento; regime a cui però vendiamo le bombe MK-80 prodotte in Sardegna e che contribuiscono a fare strage di civili.

Ipocrisia? Opportunismo? Cinismo? Certo ma anche la riprova che ogni accordo commerciale – compreso quello sulla via della Seta – mai può essere solo tale, anzi ogni accordo commerciale tra Paesi è sempre politico.
Purtroppo la nostra amata Italia da anni, da troppi anni, non ha una linea di politica estera e questo se aggrava le ipocrisie d’occasione e ci fa anche perdere opportunità che non sono solo commerciali ma – viceversa – anche politiche.

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