Tashakor, Grazie

Sono tornato in Italia dopo quattro settimane trascorse in Afghanistan, è stato un periodo di lavoro duro e denso di incontri. Kabul è una delle città più pericolose al mondo, probabilmente persino peggiore di una Baghdad del 2006/7 e giù di lì. Ogni passo e ogni spostamento vanno gestiti con attenzione anche se si muove “low profile” ovvero in mezzo alla gente, come la gente comune, evitando macchine blindate e scorte arrabbiate. Se a questa fatica “tattica”, ci aggiungete quella dell’ordinario lavoro giornalistico (tra appuntamenti, ricerca di persone, contatti con le istituzioni e via dicendo) avrete un’idea della fatica.
Devo dire, comunque, che sono molto soddisfatto del materiale raccolto. Alcune delle storie raccolte lungo questo cammino le ho anticipate sui social media, altre – per ora – le ho tenute per me: sostanzialmente per motivi di sicurezza. A volte per evitare di essere localizzato, altre per evitare di essere eccessivamente “attenzionato” dalle autorità governative o dai ribelli. Il materiale raccolto è ricco come l’esperienza umana che solo l’Afghanistan riesce a regalare. Sono molto contento della creta che ho tra le mani per plasmare il libro, ora sto facendo del mio meglio per consegnarlo nei tempi previsti (febbraio 2019, se non un po’ prima) a chi ne ha già comprato una copia.
In realtà il progetto si è persino allargato e potrebbe avere più frutti ma ne parlerò quando avremo chiarito gli aspetti strettamente editoriali della pubblicazione.
Per ora mi sento di dire “Tashakor” – grazie – a tutti quelli che mi hanno aiutato. L’elenco è lungo, direi che è giusto partire con tutti quelli che aderendo al crowdfunding hanno finanziato la missione sul campo che altrimenti sarebbe stata impossibile. Grazie anche a  quelli che durante la missione hanno pre-acquistato copie del libro contribuendo a coprire le spese (se volete farlo anche voi, c’è un link in fondo a questa pagina). Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato sul campo, l’elenco è lungo: sia per evitare imbarazzi (rischiando di dimenticar qualcuno) sia perché alcuni non possono essere citati per motivi di sicurezza e di incolumità personale, eviterò di farvi i nomi. Mi limito a dire che tanti amici vecchi e nuovi (afghani e “internazionali”), tra sconti e facilitazioni varie, mi hanno consentito di tenere il budget della trasferta di circa un mese all’interno dei parametri di quello che si spende, normalmente, per nemmeno dieci giorni (per la cronaca, i fondi raccolti con il crowdfunding non sono stati sufficienti e ho contributo con fondi personali utilizzando la borsa vinta al Premiolino 2017).
Grazie a tutti i perfetti sconosciuti che mi hanno aiutato, dai poliziotti che mi hanno lasciato passare ad inaccessibili posti di blocco a chi si è fatto fotografare mostrando un sorriso nonostante il clima triste, da chi mi ha visto sepolto dai bagagli intervenendo per portarmeli a chi mi aperto le porte di casa trattandomi come un amico di sempre. In una parola: tashakor!

Sostieni il mio progetto: pre-acquista una copia del mio prossimo libro, il seguito di “Afghanistan Missione Incompiuta”

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