DUEMILA-XVII-DICIASSETTE

IMG_2691.JPG2017 – Cosa ci porterà di nuovo l’anno nuovo? Dopo la Brexit e la vittoria di Trump, i populismi, l’autarchia, la xenofobia conquisteranno anche l’Europa? Trump manterrà la promessa elettorale di un’America più interessata alla propria economia che al resto del mondo o scatenerà nuove tensioni con la Cina e il Messico imponendo pesanti dazi doganali? La Siria vedrà la pace oppure i ribelli – ormai schiacciati militarmente – e i loro alleati continueranno a chiedere l’uscita di scena di Assad, mai improbabile come ora? Dalle macerie del cosiddetto “califfato”, l’ISIS sarà persino più pericoloso di prima oppure potrà contare su meno mezzi per colpire l’Occidente? L’Afghanistan crollerà nelle mani delle forze anti-governative, ISIS incluso? In Africa i movimenti jihadisti continueranno a radicarsi ed evolversi come un’idra? Qualunque altra cosa (ci) accada, continuiamo a guardare l’orizzonte del pianeta e non solo l’italico ombelico perchè la storia post-2001 prova che, in un mondo globale, le interconnessioni non riguardano solo le merci e molte cose che accadono a migliaia di chilometri da noi, arrivano poi a bussare alla porta delle nostre case.

2016 – Dal punto di vista personale, il 2016 mi ha fatto un regalo straordinario, con la campagna di crowdfunding e le presentazioni del libro e di Killa Dizez in giro per l’Italia ho conosciuto centinaia e centinaia di persone che rappresentano una parte bellissima del nostro Paese. Sono persone che tengono a cuore l’informazione corretta, approfondita e completa; persone che quasi mai vengono prese in considerazione quando si stampano libri e giornali perchè “tanto quell’argomento non frega a nessuno”; persone pronte a sfidare il freddo e la pioggia in una sera d’inverno per restare fino a tardi a parlare d’Afghanistan, di Siria o di Ebola; persone che non accettano l’esistenza di “crisi dimenticate”; persone che sanno che chiudersi dentro ipotetici confini non è solo dannoso ma è persino inutile quanto impossibile; persone che sono pronte a comprare un libro in anticipo pur di farlo uscire, sfidando le chiusure di un decrepito pianeta editoriale. L’incontro con queste persone è stato un grande dono per me; una carica di umanità, di energia, di compassione ma anche un modo per sentire quanto questo mestiere in crisi – quello del giornalista e in particolare dell’inviato – possa ancora fare la differenza. Grazie per tutto quello che mi avete dato.

Auguri al mondo, agli ultimi della Terra, a chi non ha nulla da festeggiare e a tutti noi!

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