Metti una sera a Sanza

13669201_1586943798273027_1361826637536671981_nSanza è un paese del vallo di Diano, ala sud-orientale della provincia di Salerno che guarda verso la Basilicata e il mar del Cilento. Viene ricordata come luogo dell’uccisione di Carlo Pisacane, che tentò di sollevare le masse contadine contro i Borboni, anticipando il fallimento storico di tutti i movimenti rivoluzionari per gli agricoltori. Ma non ditelo agli abitanti di Sanza che, puntigliosi, vi spiegheranno quanto ingiusta e infondata sia quella ricostruzione storica. Che c’entra Sanza con questo blog?

Qualche sera fa sono stato a Sanza per presentare il libro di un collega, Lorenzo Peluso, dedicato alle sue esperienze con le missioni militari italiane in Kossovo, Libano e Afghanistan (volume edito da Graus, Napoli). In una bella piazzetta del borgo antico, la  presentazione è andata avanti per tre ore, dalle sette di sera alle dieci, scavallando persino la tarda ora di cena meridionale. Beh dove sta la notizia? Non sono sorpreso perchè penso che nei piccoli paesi come Sanza si passi il tempo a fare i “cavatielli” e a parlare di Higuain. Sono sorpreso dalle conferme.
Di fronte alla crisi di vendite o meglio alla crisi nella transizione dal cartaceo/analogico al digitale, negli ultimi anni i media hanno abbassato l’asticella dei contenuti. Le librerie come i giornaloni e i telegiornali si sono riempiti di “cose leggere” (l’ossessione “cucina e ricette” su tutte), di video o foto che “fanno impazzire la rete”, senza dimenticare l’ultima deriva quella “ansiogena” dove l’emergenza terrorismo viene trattata troppo spesso facendo prevalere le paure sui fatti.

La platea di Sanza, come quelle che ho incontrato in questi mesi in Italia presentando il mio documentario su Ebola, “Killa Dizez”, e il mio libro “Afghanistan Missione Incompiuta”, conferma una cosa: il giornalismo italiano è ancora legato al “mito della gente” (meglio se con tre “g”) quello che due decenni fa veniva denunciato come un male atavico sulla rivista “Problemi dell’Informazione” di Paolo Murialdi. In pratica, certi dirigenti continuano a sentirsi interpreti dei desideri informativi della gente e di quanto “non frega nulla a nessuno”. Quasi mai ci prendono continuando ad imbottire i loro giornali di politica italiana e sottovalutando gli esteri. Poi continuano a perdere copie o ascolti e non riescono a darsi una spiegazione. Peccato che non erano con noi in piazzetta, l’altra sera.

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