L’anteprima (e l’identità) del mio libro

Bala Morghab np©2008
Bala Morghab np©2008

Nei giorni scorsi, tutti i primi “crowdfunder” – “backer”  o – se preferite – appassionati di battaglie non semplici che stanno sostenendo il progetto “portiamo in libreria Missione Incompiuta”, hanno ricevuto una mia lettera di ringraziamento (sentito, molto sentito) per il loro sostegno, accompagnata da un’anteprima del libro in formato ePub (alias leggibile da tutti gli eReader sia hardware che software). Ora quell’anteprima è disponibile per tutti…CLICCA QUI PER SCARICARLA.

Non è quello che sembra – una “ruffiana” manovra di marketing tipo il tassello di prova nelle angurie per mostrare se sono mature al punto giusto – in realtà è qualcos’altro.
Assieme all’editore Lantana, abbiamo deciso che forse era il caso di far “assaggiare” lo stile e il punto di vista del libro piuttosto che, semplicemente, i suoi contenuti.

Come ricordavo ieri in un altro post, l’Italia è un Paese diviso che ha sviluppato un approccio ai temi di dibattito (qualunque essi siano) stile faglia tellurica, un atteggiamento che ricade anche sul racconto dei fatti (della storia) e sul giornalismo (quindi sulla qualità della nostra democrazia).
Il mio approccio (e inevitabilmente quello di “Afghanistan Missione Incompiuta”) pur su un argomento tanto controverso è diverso o almeno prova ad esserlo. Non è un libro militante, non è un libro che giudica o pre-giudica, non è un libro “ideologico” cioè non parte da un tesi per dimostrarla. E’ un libro che racconta i fatti per come li ho vissuti, di prima mano, da testimone diretto e per come si sono sviluppati sulla base di un rigoroso approccio giornalistico. In poche parole, è un libro per capire e per farsi un’idea su questa guerra e sulle scelte occidentali, senza preoccuparsi prima di quale idea si farà il lettore.
E’ un libro nel quale l’autore non vuole aver ragione né vuole convertire gli altri alle proprie opinioni perché ho un solo obiettivo: far attraversare quegli anni a chi non c’era, far raggiungere ai lettori quei luoghi lontani. Metterli quindi in condizione di valutare autonomamente cosa un conflitto possa essere, come una missione di pace possa diventare una guerra di pace, quanto l’Afghanistan sia stato raccontato male e poco come Paese prima che come luogo di capre e bombe, quanto la popolazione civili e la famelica classe politica locale siano rimaste fuori dall’inquadratura, come approcciarsi alle prossime campagne (quelle si ideologiche) per nuove missioni estere.
Insomma non è un libro classificabile secondo i soliti (ormai finti) canoni ideologici italici e forse è anche per questo che  ha bisogno di una campagna di crowdfunding per arrivare in stampa.

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