Kabul, Patrasso, Europa

L’Algeria ha comunicato di aver completato in questi giorni una delle più grandi campagne di sminamento dell’era recente, ripulendo i confini dagli ordini piazzati dall’esercito coloniale francese per fermare i movimenti dei ribelli indipendentisti negli anni ’50 e ’60. Intanto in Grecia c’è chi le mine anti-uomo vorrebbe metterle lungo i confini ma non per fermare gli evasori fiscali che stanno illegalmente portando capitali all’estero contribuendo al tracollo ellenico, bensì per bloccare gli immigrati clandestini. I “mazzieri” del partito neo-nazista “Alba Dorata” (premiato alle ultime elezioni politiche ma che potrebbe scomparire dal parlamento,di nuovo, al prossimo voto di giugno) ieri notte hanno guidato un assalto contro i profughi (quasi tutti afghani) che arrivano a Patrasso per cercare un passaggio verso l’Europa; spesso restandoci per anni. Il raid è stato scatenato dall’uccisione da parte di uno o più immigrati (forse afghani) di un ragazzo greco, accoltellato in circostanze ancora poco chiare. Gli scontri sono andati avanti tutta la notte.

Il film è sempre lo stesso: si lasciano gli immigrati in condizioni di vita da bestie (il campo di Patrasso, prima di essere bruciato un paio d’anni fa, era molto peggio di tanti villaggi di fango che avevo visto in Afghanistan), poi si nega loro qualsiasi diritto (la Grecia è il Paese europeo col più basso tasso di riconoscimenti dello status di rifugiato), in questo brodo di coltura si nutre qualche straniero furbo e violento che finisce tra le fila della microcriminalità, di qui l’incidente che è la scintilla per dare corpo a tutte le paure e i rancori della comunità locale. Il caso greco aggiunge una variante a questo dejavù, il fatto che c’è un quasi-otto per cento dei cittadini ellenici che ritiene che, non solo la microcriminalità, il disordine e la sporcizia nelle strade siano colpa degli immigrati, ma anche la crisi economica sia da imputare a loro. In tanti – quasi l’8% – hanno infatti votato Alba Dorata.

Parlo di questa vicenda di Patrasso, non solo per il mio legame verso quei luoghi e le vicende di quei rifugiati, ma perchè si tratta di un luogo simbolico di scelte errate e contraddizioni che non riusciamo a sciogliere. A Patrasso si incontrano i giovanissimi profughi che fuggono dalla guerra tra l’Isaf e i talebani in Afghanistan. A quegli stessi profughi l’occidente (in particolare Atene) nega lo status di rifugiati, eppure basterebbe la testimonianza di uno solo dei soldati greci – di stanza nella comoda base di Kabul est – per dimostrare alla commissione visti quanto grave sia la situazione afghana. Infine i costi di quella stessa guerra (che aggravano i bilanci dello stato in tutto l’occidente, terremotato dalla crisi) vengono da un gruppo di oltranzisti (e molti che credono alle loro parole) imputati in qualche modo a quei profughi che dalla guerra fuggono invece di trarne beneficio. Non c’è che dire…un capolavoro.

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