Al Qaeda, dopo Bin Laden

Chi guiderà Al Qaeda? Cosa succederà all’organizzazione fondata da Bin Laden? Braccato, isolato, lo sceicco era ormai diventato un simbolo più che un capo operativo. Al suo posto arriverà il medico egiziano Al Zawahiri, se l’organizzazione vorrà un’altra icona, un altro veterano del terrore. Se invece si opterà per una figura con più fascino militare, potrebbe essere l’ora del libico Abu Yahya al-Libi, riuscito a fuggire dal carcere di Bagram e sopravvissuto ai bombardamenti in Pakistan. Dalla doppia cittadinanza yemenita ed americana, Anwar al-Awlaki è invece un predicatore capace di farsi ascoltare da vaste platee attraverso la Rete.

Ma Bin Laden sembra aver risolto a priori il problema del suo successore. Ha profondamente cambiato Al Qaeda in questo decennio. Non più l’organizzione monolitica strettamente dipendente dal suo capo com’è stato sino all’11 settembre. L’ha trasformata in un’organizzazione decentrata, un franchising del terrore – come la definiscono alcuni –  che unisce piccole cellule in sonno (come quelle che sarebbero in Europa), ma anche organizzazioni bene articolate.  Al Shabab, che controlla e amministra una vasta parte della Somalia oppure Al Qaeda nella Penisola Arabica. Dai suoi campi nel deserto dello Yemen, è partito l’attentatore più pericoloso degli ultimi anni, Abdullah Mutallah, che stava facendo esplodere un volo per Detroit. Insomma, ucciso Bin Laden è caduto un simbolo ma la sua organizzazione potrebbe non esser stata decapitata.

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