Una data da ricordare

No, non è quella del mio compleanno che pure cade oggi (sarà uno scherzo del destino). Il 22 marzo del 2011, primo giorno dell’anno 1390 in Afghanistan, sarà da ricordare perchè con il suo discorso pubblico il presidente Karzai ha ufficialmente aperto la transizione dalle forze occidentali alle forze di sicurezza afghane, transizione della sicurezza che significa controllo del territorio afghano da parte degli afghani. In pratica l’Afghanistan comincia a tornare un paese normale e non un Paese in buona parte segnato dalla presenza di militari stranieri. Messa così è una data storica ma è evidente che siamo di fronte all’ennesima camminata sull’orlo dell’abisso. Tutti sanno che le forze di sicurezza afghane (Ana, Anbp e Anp) non sono pronte ad assumere questi compiti; tutti sanno che in alcune aree del paese sono percepite come forze d’invasione per via delle linee tribale (se continuano a mandare soldati tagiki in area pasthun…); tutti sanno che questo governo è così corrotto da essere percepito come un invasore; tutti quelli che hanno visitato una casa rifugio per donne in fuga sanno che il timore diffuso è che senza gli occidentali quel poco di diritti che hanno conquistato le donne negli ultimi anni potrebbero essere cancellati.

Il discorso di oggi di Karzai tanto potrebbe essere una speranza, tanto potrebbe essere l’ennesima buffonata di questi anni di guerra. Di certo c’è che da giugno (vedi questa sintesi della Bbc) le province di Kabul, del Panjshir e di Bamiyan assieme alle città di Herat, Mazar-e-Sharif e Mehterlam (capitale provinciale di Laghman) vedranno scomparire i militari stranieri in funzione di controllo e sicurezza (era già accaduto con la capitale tra il 2008 e il 2009 ed è andata male).
Sì avete letto bene, come detto e ridetto nei mesi scorsi, c’è anche Herat ma questo significa solo che la nostra missione si complicherà ulteriormente, gli italiani potranno essere sempre più impegnati in aree complesse come la maledetta provincia di Farah, il triangolo della morte per i nostri soldati negli ultimi mesi.

“Private security forces, detentions of Afghans by foreigners and raids on Afghan houses by foreign forces should end” ha detto Karzai e noi ce l’auguriamo, gli interrogativi restano sempre gli stessi però, ovvero se gli afghani saranno in grado di fare quello che oggi fanno i soldati occidentali (sul come si può discutere, ma lo fanno e a costo di alti rischi) e soprattutto se saranno in grado di farlo per il loro popolo e non per qualche banda di vampiri venuti a succhiare il sangue dei loro connazionali, chiamateli se volete signori della guerra. Li chiamiamo così da almeno vent’anni.

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