Tsunami sui migranti

Questo è un post difficile – lo premetto – perchè parla delle logiche dell’informazione (mondiale) in relazione ai drammi e alle emergenze, quindi c’è il rischio che qualcuno pensi che voglia fare paragoni tra drammi ed emergenze diverse. Al contrario penso che non esista una bilancia per paragonare le tragedie nè le vittime: perchè una persona morto o una persona che soffre è già troppo per l’umanità intera o almeno così sarebbe giusto che fosse.

Nei primi giorni della crisi di Ras Jedir, un portavoce dell’Unhrc (o forse del CICR; vado a memoria) parlò di tsunami di migranti riferendosi all’ondata di profughi in fuga dalla Libia in Tunisia. Oggi lo tsunami (scatenato da un terremoto mostruoso) è purtroppo arrivato per davvero, dall’altra parte del mondo. Ha colpito la terza economia del pianeta, un Paese che non per fortuna ma per scelta ha speso i suoi soldi per ben prepararsi a fronteggiare crisi del genere, persino se di scala gigantesca come quella di oggi. I danni sono enormi e il bilancio delle vittime ancora non chiaro ma forse, se quello non fosse stato l’organizzatissimo Giappone, ora staremmo a parlare di una nuova Indonesia, come nel 2004, o forse di un 2004 al cubo.

Lo tsunami non ha fatto vittime solo in Giappone nè propagato le sue onde solo in quella parte di Pacifico. Lo tsunami questa volta non è stato di migranti ma sui migranti, perchè il dramma di Ras Jedir – già in forte calo in quanto ad attenzione mediatica – è praticamente scomparso come si è assolutamente ridimensionato (sui media) lo spazio destinato alla guerra civile in Libia, esattamente come la Libia quand’ancora era solo una rivoluzione e non ancora una guerra civile aveva ridimensionato le crisi (politicamente equivalenti) di Yemen e Barhein, ormai oscurate più o meno che la crisi egiziana aveva cancellato il dopo-rivoluzione tunisino non meno importante della rivoluzione stessa.

E’ questo il quadro dell’informazione contemporanea, informazione in “tempo reale” che non significa solo sapere subito tutto quello che succede ma significa anche che l’ultima notizia cancelli in qualche modo quella precedente, in un effetto domino dalla memoria corta.

Intanto leggo che in Costa d’Avorio, divisa tra due presidenti, ci sono 450mila profughi in fuga ovvero quattro volte quelli transitati a Ras Jedir, i cani mangiano in strada i cadaveri delle vittime degli scontri politici – secondo testimoni. Penso che lo sappia quasi nessuno nel mondo considerando lo spazio dedicato alla notizia sui media internazionali (non solo italiani) che è stato minimo se non assente. Purtroppo per quei disperati, sulla loro strada non c’erano centinaia di giornalisti in attesa che un tiranno cadesse come accaduto sul confine libico-tunisino.

Non riesco a trovare una conclusione per questo post, perchè non ho e non voglio dare lezioni a nessuno, nè ho soluzioni per un problema che mi sembra globale ed enorme. Ho sentito il bisogno di scrivere un’appendice a questo diario libico che si sarebbe dovuto concludere ieri. Purtroppo un’appendice amara, dedicata a chi soffre al confine libico-tunisino, in Giappone, in Libia, in Costa d’Avorio, in…l’elenco continuatelo voi.

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