La strada sul mare

Mohammed legge George Orwell, ama “La fattoria degli animali”. Ha letto Hemingway e quasi tutto Shakespeare, in “lingua originale”. Mohammed ha studiato otto anni inglese ed, ha una laurea in letteratura angloamericana. Quest’anno ha fatto il concorso per diventare insegnante di scuola ma con la rivoluzione tunisina pare dovrà rifarlo l’anno prossimo. Adesso a Mohammed mancano 500 euro, è a metà strada verso un biglietto con scritto sù Lampedusa. Oggi i suoi ex-compagni d’università erano in una casa in ristrutturazione per un lavoretto di una giornata, pittori laureati. Quando gli ho detto che rischia di morirci a bordo di quelle carrette del mare, mi ha detto che non gli interessa.

Mehmì invece è un morto che cammina; cammina sulla spiaggia e guarda il mare che l’ha risucchiato. Ha la morte negli occhi, quella dei suoi amici portati giù dal barcone che affonda, quella dei ragazzi che svenivano nell’acqua ghiacciata l’11 febbraio scorso quando il barcone che li portava a Lampedusa è stato speronato da una motovedetta tunisina.
Oggi mi ha raccontato che ai morti di quella notte ci hai pensato per tre giorni, poi ha visto la disperazione della sua famiglia e ha deciso di riprovarci. Mehmì deve mantenere agli studi quattro sorelle e un fratello, suo padre è fuggito in Francia anni fa. Mehmì nel naufragio ha “perso” anche i 1000 euro del biglietto, gliel’aveva prestati suo cugino che vive in Europa. Mehmì ha la morte negli occhi ed ha paura di restarci, questa volta, in mare; ma mi ha detto che è meglio morire in un naufragio che morire a casa di fame.

A Zarzis, il mare è ancora in tempesta ma il vento sta calando. In una casa in campagna, un centinaio di ragazzi sono stati radunati dal capitano, appena si mette al bello – forse domani notte – li porteranno sulla buia spiaggia degli alberghi e partiranno per Lampedusa. Quando qualcuno non ha nulla da perdere, nemmeno la vita, allora fermarlo è davvero impossibile. L’Europa riuscìrà mai a capirlo?

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