Lo stallo

Karzai al voto - copyright np 2010
Karzai al voto - copyright np 2010

La guerra dei numeri è già cominciata e durerà a lungo. Almeno l’anno scorso per le presidenziali, Karzai emise un bando governativo sulla diffusione delle notizie di attacchi durante il giorno delle elezioni.

Quest’anno invece, nel dopo-elezioni parlamentari, stiamo assistendo al balletto dell’interpretazione delle cifre, forse volto a guadagnare un po’ di tempo per capire davvero com’è andato questo voto. Ho letto una nota Isaf questa mattina che notava come il numero degli attacchi nella giornata elettorale è stato sì maggiore del 2009 ma con meno vittime. In realtà anche il numero delle vittime è in dubbio (21 secondo il ministero degli interni, 7 secondo Isaf senza contare anche i militari stranieri), esattamente come quello dell’affluenza (stimata ottimisticamente al 40%) la cui base di calcolo non appare chiara (17 milioni di tessere elettorali diffuse dal 2005? 12,5 milioni di elettori registrati?).

Quello che conta di queste elezioni non sono i risultati (i candidati si presentano individualmente, non in una lista di partito e il parlamento tutto sommato non conta che pochissimo nel sistema iper-presidenziale afghano) ma la portata dei brogli che ci sono stati di sicuro (episodi fisiologici, perchè siamo pur sempre in Afghanistan? Oppure frodi massicce, sistematiche e organizzate come un anno fa?) e appunto la partecipazione al voto che è direttamente collegata a violenze e disillusione degli afghani. Insomma queste elezioni contano in quanto prova d’appello per la credibilità della democrazia afghana, dopo la truffa delle presidenziali. Credibilità nei confronti degli afghani e soprattutto degli alleati stranieri (o meglio delle relative pubbliche opinioni). E’ ancora presto per esprimersi su questi punti ma i primi indizi sono più che negativi, di certo è apprezzabile la cautela dell’inviato dell’Onu, De Mistura, il quale afferma che è troppo presto per definire queste elezioni un successo. Domani la Fefa, la fondazione che autonomamente monitora le elezioni, in una conferenza stampa potrebbe emettere un giudizio drasticamente negativo, aspettiamo. In quanto alle violenze, il punto di tutta questa vicenda non è il numero di incidenti secondo me, ma il fatto che questa volta non si siano concentrati solo nel sud e nell’est ma si siano verificati in tutto il Paese. Notevole invece che a Kabul sia tutto filato liscio come l’olio, segno che il nuovo sistema di check point (ring of steele, di memoria nord-irlandese) ha funzionato. L’affluenza (per ora stimata a 4 milioni) di certo è inferiore a quella delle presidenziali, quando votarono 6 milioni di elettori sulla carta da cui detrarre un milione e mezzo di false schede e relativi elettori.

Se è un miracolo
che le elezioni si siano svolte nell’Afghanistan di oggi, è altrettanto chiaro che la guerriglia si è fatta sentire e non poco. Ma se i talebani non riescono a boicottare in pieno le elezioni, il governo non riesce a difenderle fino in fondo. Un altro segno dello stallo che sta vivendo questo paese. Una guerra che nessuno può vincere, nè gli uni nè gli altri. Quale sia la via d’uscita da questo “stand off” è difficile persino immaginarlo anche se Karzai domani presenta il suo “consiglio” per la pace…

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