Afghanistan, ultima corsa

Domani si vota, i media di tutto il mondo sono in giro per l’Afghanistan o meglio in buona parte a Kabul e nel resto del paese al seguito dei militari occidentali, per lo più americani. L’atmosfera afghana è sempre più da “ultimo giro, ultima corsa”. Sarà il grigio che ci è calato addosso oggi dalle vette dell’Hindo Kush, sarà il fatto che le elezioni sono un momento catalizzatore. E’ l’ultima occasione per il governo Karzai di dimostrare che può rispettare la fiducia dei suoi cittadini, di chi magari rischia la vita per imbucare una scheda e non vuole vedersi scippare il voto da un broglio di terz’ordine come accaduto l’anno scorso alle presidenziali. Petraeus, fa sapere oggi il New York Times, vede segnali di miglioramento e sta rafforzando il suo rapporto col Presidente Obama. Ieri sera ho incontrato il capo della missione Onu in Afghanistan, l’italo-svedese Staffan De Mistura, che sembra aver ripreso in mano le redini di una presenza delle Nazioni Unite un po’ appannata. Mi è sembrato ottimista e fiducioso anche su alcuni punti critici, come per esempio la commissione per i reclami elettorali ridotta da Karzai a “cosa sua”. Dà l’impressione di aver riallacciato un canale di rapporti con gli afghani che è l’unico modo per ottenere delle garanzie in un Paese dove niente è mai come sembra anche quando lo metti nero su bianco.  Ho incontrato anche molti candidati che sembrano aver scoperto, grazie alla stampa digitale, la forza dei manifesti col “faccione”, che ormai tappezzano Kabul.

Vedo entusiasmo ma anche i soliti noti che non vogliono mollare e qualcuno magari manovrato da chi (Karzai, in primis, ed Abdullah dall’esterno) dovrà fare i conti con la nuova maggioranza parlamentare. Molti si sono buttati, fiutando il business della politica e finiranno con l’alimentare il fiume di migliaia di reclami post-elettorali. De Mistura ha abbassato la barra delle aspettative, si accontenta di una giornata del voto con un affluenza intorno ai 4 milioni, con pochi brogli (o almeno brogli su piccola scala) e un numero contenuto di incidenti. Anche oggi Karzai che ha incontrato un ristretto numero di testate internazionali nel suo blindatissimo palazzo (grazie presidente per l’attesa all’esterno!), ha detto che si aspetta irregolarità ma ha invitato il popolo a votare senza considerare il peso del potere o dei soldi dei candidati (compresi quelli arricchiti dai contratti della missione internazionale – la sua ormai immancabile frecciata antioccidentale del giorno).

I morti ammazzati di questa campagna (tra candidati e loro collaboratori) sono già 19, una decina i rapiti per quanto si è saputo nelle ultime ore. Domani sarà la giornata peggiore per l’Afghanistan nel suo peggiore anno dalla caduta dei talebani, ce lo dice la statistica non la sibilla cumana. Incidenti sono attesi in tutto il Paese, centinaia di seggi non apriranno perchè è impossibile proteggere gli elettori e le schede lasciate in bianco dagli assenti, finite l’altra volta votate dai funzionari governativi. I soldati dell’Isaf uccisi nel 2010, con le ultime vittime di questi giorni, sono 507, nel drammatico 2009 erano stati 521. Degli elettori che resteranno barricati in casa nell’est e nel sud sapremo poco, impossibile avventurarsi in quelle aree per i giornalisti, grazie ai talebani. Chissà se un giorno potremo andare a Kunar o nell’Helmand senza essere presi per spie, a raccontare le sofferenze di questo popolo che sta morendo dissanguato da trent’anni, una goccia al giorno

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