Al voto, al voto

Kabul è tappezzata di manifesti, come forse si era vista mai. Previste a maggio, rinviate su pressione della comunità internazionale per l’inadeguatezza del sistema (che intanto non è cambiato) ecco che il giorno delle elezioni in Afghanistan è arrivato.

Sabato 18 settembre si vota in 6835 seggi (almeno il 13% dei quali non aprirà per motivi di sicurezza…sarebbero indifendibili) l per eleggere 249 membri della wolesi jirga, la camera bassa del parlamento afghano (quella “alta” non è elettiva).

Per quanto si voti per una sorta di ente inutile, il voto di sabato è cruciale per diversi motivi. In primis, le forze di sicurezza afghane dovranno dimostrare di saper garantire la sicurezza di un voto sul quale grava la pesante ed esplicita minaccia talebana. Altrimenti si confermerebbe (ulteriormente) che l’impegno del 2014 (tutto il paese sotto controllo dell’Ana, l’esercito afghano) è fatto di pure chiacchiere.
L’altro motivi chiave è dimostrare che dopo le frodi delle presidenziali del 2009, il governo ha la forza e lo spessore per garantire elezioni pulite. Per portarsi avanti col lavoro, Karzai mesi fa ha indebolito la ECC (la commissione garante del processo elettorale) portando a 2 su 5 i membri internazionali così da poterne controllare la maggioranza. Pochi giorni fa, per regalarci una nota di ottimismo, l’autoritá statunitense Special inspector general for Afghanistan reconstruction ha diffuso un rapporto nel quale afferma che per ripulire il sistema elettorale afghano ci vorranno anni.

Per quanto quest’inverno abbia fatto pesare il suo ruolo bloccando le nomine dei ministri del gabinetto Karzai, la camera bassa conta poco perchè il sistema disegnato dagli americani nel dopo-2001 ruota intorno alla figura del presidente e non tiene conto delle complessità etnico-regionali del Paese.

I candidati in corsa sono 2447 per 249 seggi, tra loro ci sono 406 donne a cui vanno un minimo 64 seggi secondo un meccanismo tipo quota rosa del 25%.
La maggior parte dei candidati (664) sono concentrati nella capitale, dove si assegnano 33 seggi (9 per la quota rosa).

L’unica voce ottimista sembra essere quella del capo della missione Onu nel Paese, De Mistura, secondo cui i talebani stanno andando “bullets for ballots” ovvero sarebbero interessati a farsi eleggere per acquisire posizioni chiave al momento delle trattative di pace. Non ha aggiunto altri dettagli, restando cosí isolato nel suo ottimismo.

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