Morire per l’Afghanistan – 2

I corpi degli operatori umanitari stranieri uccisi in Afghanistan verranno trasportati in America per le autopsie e poi, a quanto pare, di nuovo a Kabul per la sepoltura nella terra in cui sono morti e che tanto hanno amato. Resta da capire cosa sia successo davvero e perchè siano stati uccisi. La polizia, per bocca del generale Mirza Mohammad Ziarmal, resta vaga parla di “terroristi” ma in realtà poi mette in evidenza che i cadaveri sono stati spogliati di tutti i loro averi (tornando quindi sulle convinzioni della polizia locale secondo cui si è trattato di una rapina); l’ANP ritiene inoltre che il gruppo sia stato seguito dal Nuristan prima dell’assalto finale. Il Washington Post anticipa alcune delle dichiarazioni dell’unico sopravvissuto, dalle quali spicca la notiza che il gruppo degli assalitori parlava in lingue diverse dal dharì, dando così corpo all’idea di un attacco di Al Qaeda (leggi miliziani stranieri), come sosteneva ieri su la Repubblica il sempre ben informato Ahmed Rashid.

Oggi, però, i responsabili dell’organizzazione IAM anche alla Reuters (come aveva già fatto con l’AP) hanno dichiarato di non dar credito all’ipotesi di un’azione dei Talebani o comunque di un delitto “politico”. Inoltre l’autista che ha detto di essere stato “graziato” perchè musulmano (come se gli altri due afghani uccisi, non lo fossero) è in stato di fermo presso il Ministero degli Interni. Ritengo sia importante capire cosa è successo davvero nel nord-est dell’Afghanistan, non per gusto dell’investigazione ma perchè se davvero Al Qaida-Haqqani o i Talebani o gli Higs (insomma la guerriglia anti-governativa) hanno ucciso a sangue freddo un gruppo di operatori umanitari a quel punto in breve tutte le ong dovranno rivedere al rialzo le proprie misure di sicurezza e vedranno la loro azione ancor più limitata. L’esecuzione – se confermata nella sua matrice terroristica – rappresenterebbe così un punto di non-ritorno e il livello di rischio per tutte le ong si alzerebbe oltre una soglia mai raggiunta negli ultimi anni e, forse, mai in Afghanistan. Altra cosa sarebbe invece una rapina: un episodio, appunto. In questo quadro (vedi le dichiarazioni di Hillary Clinton) non aiuta a far chiarezza l’interesse degli Stati Uniti e dei paesi alleati a mettere in evidenza la matrice talebana, del resto un crimine così efferato darebbe fiato a chi sostiene le ragioni di una guerra sempre più fragile e nella quale le opinioni pubbliche occidentali sempre meno dichiarano di credere.

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