Colpo diplomatico

Tra le righe di un articolo del New York Times di oggi spicca, chiara e tonda, una critica alla diplomazia italiana in Afghanistan. Critica riferita al suo periodo d’oro, conclusosi da poco, quando nostri ambasciatori occupavano alcuni tra i posti chiave della missione internazionale. Questo articolo racconta (non senza entusiasmo) di una nuova figura che sta emergendo nel panorama diplomatico afghano, ovvero quella di Mark Sedwill, nuovo rappresentate civile della Nato nel paese. Il diplomatico britannico viene descritto come una figura molto dinamica capace di rapportarsi bene al Generale McChrystal e di completarne la strategia sul versante civile e della ricostruzione – pare di capire – anche inserendosi nella diatriba tra McChrystal e un altro (ex) generale, l’attuale ambasciatore americano in Afghanistan, Eikenberry che proprio sul lato “civile” dovrebbe supportare McChrystal se con lui non avesse troppi disaccordi.
Nell’articolo, compare un passaggio sul predecessore del diplomatico britannico: Mr. Sedwill expanded what had been a sleepy NATO civilian operation under his predecessor, Fernando Gentilini, an Italian diplomat. Mr. Gentilini had a staff of just 6 people; under Mr. Sedwill, the staff is expanding to 24, drawn from the United States, Britain, Denmark, Canada and Australia.

L’articolo continua descrivendo le capacità di Sedwill
nel mettere in discussione il lavoro di ogni paese dell’alleanza sul fronte della ricostruzione, una buona notizia di certo (se l’attitudine porterà a qualcosa di concreto), ma se letta assieme alla definizione di “sonnachioso”
per il “nostro” precedente mandato…beh, l’Italia non ne esce bene da questo articolo della stampa americana. In realtà, l’Italia è già uscita male dalla partita diplomatica afghana quando non è stata in grado di difendere la “titolarità” dell’ambasciata (chiamiamola così per brevità) europea in Afghanistan, retta fino a marzo da Ettore Sequi (molto rispettato nel panorama politico afghano e in quello delle diplomazia dell’orbita della missione) oggi sostituito da un omologo lituano – scelto sicuramente (?) anche sulla base del contributo nazionale alla missione in Afghanistan dove i lituani hanno ben 170 militari nella remota (quanto affascinante, in vero) e nient’affatto strategica provincia di Ghwor…A proposito, le truppe lituane a breve dovrebbero aumentare di venti unità. L’Italia si appresta ad averne sul campo quasi quattromila a partire dalle prossime settimane.

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