Karzai, l’americano

Con la conferenza stampa di oggi alla Casa Bianca, dove persino le bandiere afghane sembravano più grandi o meglio illuminate, di quanto accade di solito in questi incontri, ha toccato il suo apice l’operazione mediatico-diplomatica voluta dall’amministrazione Obama in occasione della visita del presidente Karzai. In realtà gli americani sono preoccupati di ben altro che della visita del presidente afghano nel loro Paese (altro a cominciare dai disastri dei petrolieri), l’operazione di cui sopra è tutta rivolta a Karzai, a rassicurarlo, a mostrarlo in patria saldamente in sella, ed a ricucire legami sfilacciati dagli interventi maldestri degli americani da quando George W. Bush ha lasciato lo studio ovale.

Un’operazione che ha tanto di “afghano” nello stile cortigiano. Ad accompagnare il presidente in America, è stato l’ambasciatore americano a Kabul l’ex-generale Eikenberry, che aveva accusato Karzai di essere un alleato inaffidabile. Ad aspettarlo all’aeroporto c’era invece l’inviato speciale per l’Afghanistan, Holbroke, che nell’agosto scorso si era alzato da tavola durante una “colazione di lavoro” con Karzai lasciando dopo una furibonda lite sui brogli elettorali. Persino Eikenberry e il generale McChrystal, capo della missione militare occidentale in Afghanistan, si sono pubblicamente ossequiati anche se su molte cose del “programma” afghano la pensano diversamente. Prossima tappa del tour di Karzai, l’incontro privato con la Clinton; forse l’unica del gabinetto Obama con la quale pare che il presidente afghano abbia davvero un buon rapporto. Se dovessi usare un’immagine penserei al pendolo. Questa visita di Karzai – ricordiamolo – è stata messa in dubbio alcune settimane fa dalle uscite polemiche e anti-occidentali del presidente – autoclassificatosi come aspirante talebano – oggi invece segna una nuova oscillazione nelle posizioni della Casa Bianca (questa volta su posizioni iper-conciliatorie) che non riesce nè a liberarsi nè a fare a meno di Karzai. Chissà se, di oscillazioni, sarà l’ultima.

Karzai ha portato a Washington il suo piano, largamente anticipato, per la reintegrazione dei talebani e la fine del conflitto. Ho visto sui media italiani grande enfasi all’idea che Obama vuole fare la pace con i talebani, quando in realtà non mi sembra ci siano sostanziali novità su questo punto: il presidente Usa – a quersto giro – non ha cambiato la sua linea e continua a parlare di processo tutto gestito dagli afghani (che ne discuteranno non a caso nella peace jirga – la riunione tribale – prevista a Kabul a fine mese). Del resto sui media americani il “titolo” di questa conferenza stampa è la previsione di Obama di duri combattimenti nell’imminente futuro. Prossima fermata Kandahar.

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