Dove gli uomini diventano eroi

Dove gli uomini diventano eroi

Con una traduzione del titolo che non rende bene la complessità della storia trattata, è uscito ieri in Italia “Dove gli uomini diventano eroi” (“Where men win glory”) il libro su Pat Tillman scritto da Jon Krauker (Corbaccio – 459pp – 18,60 euro ). Sia il titolo originale che (in particolare) la sua traduzione mi hanno lasciato perplesso perchè in Afghanistan non si diventa solo eroi ma anche assassini, imbroglioni, propagandisti a spese di cadaveri ancora caldi proprio come accaduto ai protagonisti della storia di Pat.
Jon Krakauer è l’autore dello struggente “Into the Wild” (“nelle terre estreme”) da cui l’omonimo film diretto da Sean Penn. Oggi la Repubblica ha dedicato (meritoriamente) un’intera pagina a questo suo nuovo libro che racconta una storia che merita di essere conosciuta e che, di sicuro, finirà sul grande schermo. L’intervista a Krakauer letta oggi su la Repubblica, per la verità, mi ha un po’ deluso perchè mi ha dato l’impressione di un certo “distacco” dall’Afghanistan dell’autore – Un distacco che mi ha sorpeso perchè Krakauer è un alpinista e durante le sue ricerche ha passato alcuni mesi in Afghanistan, ma è come se – ripeto – non fosse scoccata la scintilla, ho paura che questo aspetto possa averne condizionato il lavoro ma saprò dirlo solo quando avrò letto per bene il libro.
La riservata famiglia di Tillman ha aperto l’archivio di Pat a Krakauer perchè nel suo zaino, restituito ai parenti con gli effetti personali c’era proprio un libro di questo autore.

Pat Tillman
Pat Tillman

Il libro l’ho comprato solo poche ore fa (e tra l’altro mi ha fatto piacere trovarlo sugli scaffali più in vista alla Mondadori di piazza Cola di Rienzo – nel centro di Roma) non ho avuto sin’ora che l’occasione di sfogliarlo ma mi sembra che contenga tutta la profondità del personaggio Tillman.
Pat era un campione con contratto milionario, astro nascente della Nfl, la National Football Legue negli Stati Uniti. Gigante buono, scalatore di torri dell’illuminazione degli stadi, lontano dai capricci delle star sportive con lamborghini dai colori pastello (girava in un pick up scassato) e abbigliamento hip-hop. Tillman dopo l’11 settembre lascia il successo e si arruola nell’esercito americano per diventare un soldato delle forze speciali, morirà con il brevetto da Ranger (“we lead the way”) sul braccio nell’est dell’Afghanistan o meglio in quel gran casino chiamato provincia di Khost.
Morto da eroe – farà credere l’amministrazione Bush – mentre gli americani perdevano la prima battaglia di Falluja e la Casa Bianca aveva bisogno di un eroe per distrarre l’attenzione dal caos iracheno. In realtà si scoprirà, poi, che Pat è stato ucciso da fuoco amico e in circostanze ancora misteriose che coinvolgono anche l’attuale capo della missione militare in Afghanistan, il generale McChrystal, all’epoca capo delle forze speciali.
Tillman è stato un eroe-suo-malgrado, come solo i californiani riesco ad esserlo con la loro “ingenuità” nel senso alto del termine e quella vena hippy, naif, che non ti aspetteresti mai in qualcuno che corre i cento metri in dodici secondi, pesa oltre cento chili e colpisce con una testata qualcun’altro che magari per fare cento metri, di secondi ce ne mette dieci. Kraukauer nell’intervista (che purtroppo non è stata pubblicata sul web) la definisce la “parte femminile” di Tillman. Aggiungo io – il suo è un personaggio incredibile, capace di unire umiltà e a successo, patriottismo e divisa senza mai cadere in quella retorica alla John Wayne che (scherzi del maledetto destino) hanno cucito addosso al suo cadavere.

Nota personale: sarà la passione per il football americano, sarà che la storia di Tillman mi ha sempre colpito anche quando nessuno ne parlava, ma a lui ho dedicato il primo post di questo blog e non è stato di certo un caso.

Da rivedere: una puntata de “La Storia Siamo Noi” dedicata al Caso Tillman

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3 pensieri su “Dove gli uomini diventano eroi

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