“Rispondente agli standard di sicurezza Onu”

“Un security approved” e’ la scritta che compare sulle brochure delle migliori guest house e dei principali alberghi di Kabul, la lista dei posti dove poter alloggiare “rispondenti agli standard di sicurezza Onu” viene aggiornata ogni mese e resa pubblica. In questi giorni suona come un altro degli amari paradossi afghani. Le Nazioni Uniti si apprestano a rimpatriare o rilocalizzare (pare a Dubai) buona parte del proprio staff internazionale, circa 600 unita’ su 1100-1200 funzionari. In totale sono quasi 6000 gli operatori Onu in Afghanistan, in buona parte locali. Una decisione presa proprio di fronte al peggiorare delle condizioni di sicurezza nel Paese ma soprattutto dopo l’attacco taleba alla guest house dove c’erano diversi membri dello staff internazionale, cinque dei quali sono stati uccisi (tra le altre vittime). In pratica l’Onu, con la decisione di ieri, sta dichiarando di non essere in condizioni di garantire la sicurezza del proprio personale. Del resto che la situazione, con queste due fiammate elettorali, sia peggiorata l’ho capito notando come la casa del Dr. Abdullah sia stata circondata da t-wall (ovvero muri anti esplosione prefabbricati) e l’ex-sfidante di Karzai ormai anche in casa sua si faccia seguire da un panshiro alto due metri.

Alloggiare a Kabul per gli “internazionali” sta diventando sempre piu’ un problema, gli standard onu si sono ridotti ad una barzelletta e quindi non sono piu’ una guida utile o meglio sono solo un riferimento di massima, altri posti come l’hotel Serena (il principale albergo della capitale) sono obiettivi per definizione e quindi e’ il caso di evitarli (nonostante – devo dire – siano estremamente confortevoli visto il contesto). In realta’ non esiste una scelta ideale, di questi tempi, bisogna cercare un compromesso. Questa volta, per esempio, ho deciso di dormire nella guest house che ospita il punto di riversamento satellitare che usiamo per le dirette e l’invio di servizi in Italia. Ho preferito evitare di dover attraversare mezza citta’ alle tre di notte (colpa del fuso orario!) come capitato ad agosto e settembre per poter raggiungere il satellite dal mio albergo. Il rischio di sequestri di occidentali si e’ innalzato troppo negli ultimi tempi.
La mia guest house e’ quindi una buona soluzione se non fosse che ospita anche un top target, ovvero l’ufficio di corrispondenza di una grande tv americana. Compromessi appunto, compromessi tra il rischio di essere sequestrati di notte e quello di vedere i talebani attaccare un network americano. Questa guest house non e’ gestita da locali ma da un gruppo di security contractor, chiamateli mercenari o guardie private se volete (il dibattito e’ ancora aperto). Devo dire che normalmente non mi sono simpatici ma questi hanno il grande merito di non farsi vedere armati anche quando vanno in bagno e non di portare fucili d’assalto con lanciagranate a colazione, mi sembrano piu’ concentrati sul versante “intelligence”, anche in senso letterale.

Al mio arrivo mi hanno consegnato il modulo di registrazione degli ospiti, il piu’ strano che abbia mai visto. Dopo i dati anagrafici e quelli del passaporto, c’era la sezione sui segni di riconoscimento (tatuaggi, cicatrici) con notizie sanitarie varie…a concludere la sezione “proof of identity” le domande chiave da usare in caso di sequestro per dare ai negoziatori la prova che al telefono stiano parlando proprio con te. Il cocktail di benvenuto non era compreso nel prezzo ma gli ospiti della guest house sono simpatici, giornalisti e tecnici anglo-americani, mentre tanti europei arrivano a riversare i propri pezzi al satellitare; almeno cosi’ ci si ride un po’ sopra.

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