Patrasso, alla resa dei conti

Nel silenzio che da sempre circonda questa storia, si sta consumando l’epilogo della vicenda dei quasi duemila profughi afghani che vivono (nell’indifferenza dell’Europa tutta, come di chi frequenta bar e stabilimenti balneari poco distanti) in una baraccopoli sul lungomare di Patrasso dalla quale partono oggi giorno alla caccia di un posto sotto ad un camion diretto in Italia. Una vicenda che ho approfondito nello speciale “La trappola” del Tg3 (clicca qui per rivederlo)

Lo scrittore Antonio Riccò (che sulle “storie” che nascono da questa vicenda ha scritto un interessante romanzo) ha pubblicato nel suo blog un appello (attribuito ad un giornalista afghano) già rilanciata dall’agenzia Amisnet sull’imminente sgombero del campo profughi. Del resto troppi interessi premevano affinchè si arrivasse all’epilogo, dagli interessi locali per quelle aree dove sorge il campo, tanto preziose in termini edilizi, all’interesse greco a tacitare una vicenda che sta diventando imbarazzante per il governo greco e per l’intera Europa….proprio mentre si avvicina lo sgombero del campo di Calais, l’equivalente in forma ridotta del campo di patrasso per gli afghani che cercano un passaggio per Dover, in Inghilterra.

Ecco l’appello di cui mi sembra fondamentale il passaggio che prevede (facilmente) l’apertura di nuove rotte verso l’altra Europa, questa volta però non “spontaneistiche” ma gestite dalle mafie dei “clandestini”:

Fino al primo maggio c’erano circa duemila ragazzi afgani  e l’80% di loro era minorenne, tra i nove e i diciasette anni. Il Ministro degli Interni greco, dopo avere effettuato una visita nel campo profughi di Patrasso nei primi giorni di maggio, per coprire la violenza e la mancanza di diritti umani esistente in quell’area dagli occhi mediatici e televisivi che diventavano sempre più curiosi,  ha deciso di chiudere il campo profughi.

In Grecia non esiste nessun rispetto della Convenzione di Ginevra che regola la protezione internazionale: il campo di Patrasso era l’unico posto dove i migranti potevano restare.  Chiuderlo significa un’altra violenza, un’altra tortura da parte governo greco. Non avendo altra possibilità fuorchè dormire per strada, circa 1600 minorenni  adesso rischiano di finire sotto le mani di trasportatori mafiosi illegali che, sfruttando la situazione, potranno creare un’altra tragedia.

Dopo avere ricevuto l’ultimatum da parte del governo greco, circa 1200 persone del campo, che avevano possibilità e soldi, sono riuscite a scappare dalla città di Patrasso  e attualmente stanno cercando un altro posto, sempre in Grecia, con la speranza di lasciare in futuro quell’inferno e riuscire a raggiungere i paesi dove i diritti umani sono rispettati. Le altre 800 persone invece da due giorni sono bloccate nel campo e ad oggi 54 di loro sono stati respinti in Turchia e da lì nel paese da cui sono scappati: l’Afghanistan.

Se veramente esistono organizzazioni  come l’UNHCR, e la UE, se veramente esistono le leggi internazionali  e il rispetto per i diritti umani,  soprattutto nei confronti di chi scappa da un paese in guerra e cerca un aiuto, allora bisognerà rispondere a quello che sta succedendo ultimamente in Grecia.

Io personalmente non riesco a rispondere a un ragazzino che mi chiama da Patrasso e piangendo mi chiede aiuto, posso solo riportarvi la sua voce e il dolore che mi trasmette.

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