Stiamo vincendo? Obama risponde: “NO”. La “furbata” di Karzai

Obama, accusato in questi giorni, di non avere una strategia per l’Afghanistan se non quella di un mero aumento delle truppe, ha rilasciato al NY Times un’intervista (di cui il quotidiano ha pubblicato, per ora, una sintesi e probabilmente le prime foto in assoluto di Obama sull’Air Force One) che mette il sigillo della Casa Bianca sulle trattative con i talebani, in corso (invano) ormai da mesi (l’ultima riunione durante l’ultimo pellegrinaggio alla Mecca sotto l’egida dei sauditi).

Asked if the United States was winning in Afghanistan, a war he effectively adopted as his own last month by ordering an additional 17,000 troops sent there, Mr. Obama replied flatly, “No.”

Obama ha però messo in evidenza come il successo iracheno, nato dal separare i clan locali da Al Qaeda, potrebbe non funzionare in Afghanistan.

At the same time, he acknowledged that outreach may not yield the same success. “The situation in Afghanistan is, if anything, more complex,” “You have a less governed region, a history of fierce independence among tribes. Those tribes are multiple and sometimes operate at cross purposes, and so figuring all that out is going to be much more of a challenge.”

Tanto rumore per nulla o forse no. Il presidente afghano Hamid Karzai ha fatto sapere questa mattina, nel corso di una conferenza stampa a Kabul, che accetta quella del 20 agosto come data per il voto presidenziale, come del resto aveva già previsto la commissione elettorale ad inizio anno e come lui stesso aveva già ammesso. Insomma qual è la novità della giornata? Karzai ha deciso che resterà in carica fino alle elezioni nonostante il suo mandato scada a fine maggio approfittando della vaghezza sul punto della costituzione afghana.

Si chiude così il cerchio aperto dallo stesso Karzai, che una settimana fa aveva chiesto di anticipare le elezioni ad aprile, scelta costituzionalmente corretta ma impraticabile per motivi logistici e di sicurezza. Richiesta rigettata dalla commissione elettorale che in gennaio aveva già oprato per la data del 20 agosto. Karzai però ne esce comunque vincitore perchè ha raggiunto il suo scopo, restare in carica “ad interim” (nonostante la costituzione non lo preveda e nonostante le critiche dell’opposizione) così da sfruttare tutte le leve del potere per la sua rielezione. Tra polemiche sul successo imprenditoriale di un fratello, quelle sul coinvolgimento nel traffico di droga dell’altro e un bilancio pessimo del suo governo, la stella di Karzai è in calo presso la comunità internazionale e presso gli elettori afghani. Quindi la rielezione del presidente uscente non è scontata, nonostante il cabaret di un’opposizione che è in realtà un mosaico del passato.

Mentre in Pakistan oggi si contanto i morti (tra gli otto e gli undici) di un altro attentato talebano alla periferia di Peshawar, da un’altro vicino dell’Afghanistan arriva però una notizia impensabile fino a pochi mesi fa. La disponibilità iraniana, se arriverà una richiesta dall’America e dall’Europa, a sedersi al tavolo per la stabilizzazione dell’Afghanistan

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