Gli errori dei sovietici e quelli “del” Vietnam

Nell’attesa delle decisioni di Obama sull’aumento delle truppe in Afghanistan, negli Stati Uniti monta sempre piu’ il dibattitto sul “pantano” Afghano (vedi un articolo di qualche giorno fa) richiamandosi al Vietnam come ha fatto Newsweek oppure richamando gli errori dei Sovietici, che esattamente vent’anni fa si ritirarono dal paese al termine di un tragico conflitto, come fa questo interessante articolo di McClatchy. Intanto dal Washington Post di ieri segnalo un editoriale di Mike Mullen (registrazione richiesta per l’accesso al sito), il capo del Joint Chiefs of Staff, in sintesi il vertice delle forze armate americane. Mullen, in quella che verra’ ricordata come la piu’ completa ammissione degli errori commessi dai militari in Afghanistan, ribalta la prospettiva seguita sin’ora sul campo (eliminare i Talebani) e mette al centro invece la conquista della fiducia della popolazione civile. Un articolo che puo’ sembrare “politico” o carico di petizioni di principio ma che segna, a mio avviso, la revisione di “dottrina” che e’ in corso nelle forze armate americane in vista della ridefinizione della missione afghana (con tanto di riferimento alla storia di Roma imperiale). Ecco (in originale) il passaggio che mi ha colpito di piu’, dedicato non casualmente al vergognoso capitolo delle vittime civili:

“It doesn’t matter how hard we try to avoid hurting the innocent, and we do try very hard. It doesn’t matter how proportional the force we deploy, how precisely we strike. It doesn’t even matter if the enemy hides behind civilians. What matters are the death and destruction that result and the expectation that we could have avoided it. In the end, all that matters is that, despite our best efforts, sometimes we take the very lives we are trying to protect.

You cannot defeat an insurgency this way.

We can send more troops. We can kill or capture all the Taliban and al-Qaeda leaders we can find — and we should. We can clear out havens and shut down the narcotics trade. But until we prove capable, with the help of our allies and Afghan partners, of safeguarding the population, we will never know a peaceful, prosperous Afghanistan.”

A proposito di sovietici in Afghanistan, per avere ben presenti le ferite che quella guerra si e’ lasciata dietro anche sul terreno dove non si e’ mai combattutto, ecco dall’archivio di Al Jazeera le due puntate della serie sui veterani dedicate proprio agli ex-soldati dell’Armata Rossa (puntata 1 – puntata 2).

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