Più italiani in Afghanistan? Ci sono già ma…

Consiglieri militari italiani e truppe afghane dell'Ana ad Herat © sett 2009  np
Consiglieri militari italiani e truppe afghane dell'Ana ad Herat © sett 2008 np

La telefonata tra il presidente Obama e il nostro premier Berlusconi, arrivata ieri, ha riaperto il tema di un maggior impegno italiano in Afghanistan, sul quale il presidente del consiglio ha poi, stamane,  ulteriormente ribadito la sua disponibilità. Si è aperto così un nuovo “giallo” sulla missione italiana in Afghanistan. Anche se in realtà c’è da capire quale sia il tema sul tavolo se solo sabato scorso a margine della conferenza di Monaco (durante la quale gli americani e i vertici dell’alleanza atlantica hanno pressato in particolare Germania e Francia per un maggior impegno), il Ministro La Russa ha dichiarato: “abbiamo già aumentato gli uomini, sia pure marginalmente, con l’ultimo decreto” (dai 2400 ai 2800 attuali) escludendo un ulteriore incremento almeno in tempi stretti (“Mai dire mai (…) ma penso che la nostra intenzione è di mantenere questa composizione del nostro contingente”).

Su questo aumento che porta alla costituzione del secondo “battle group” (per la verità già atteso alla fine dell’autunno scorso) nel settore del RC-West, quella a comando italiano, si veda l’articolo di Gian Andrea Gaiani su Il Sole 24 ore di ieri (purtroppo non l’ho trovato sul sito del quotidiano confindustriale) che fa il punto sullo stato attuale della missione ed illustra chiaramente come questi incrementi di unità siano volti ad ampliare l’area operativa delle nostre truppe e come in particolare la presenza italiana si stia articolando sempre più nella provincia di Farah, ovvero dell’area più meridionale e più “calda” del comando ovest al confine con la provincia di Hellmand, roccaforte e capitale talebana. Nell’articolo inoltre si ipotizza un “arrotondamento” a 3000 uomini con l’arrivo della Folgore (previsto in primavera) e di altri elicotteri (dai sei agli otto) che, in tutto l’Afghanistan, ma in particolare nel nostro quadrante sono decisamente pochi rispetto alla crescente area di operazioni.

Potrebbe essere questo il maggior impegno italiano? Ovvero un leggero incremento delle unità e più assetti ad “ala rotante”? Potrebbe anche se Augusto Minzolini, che per La Stampa segue il presidente del Consiglio ed è un’attendibile firma della cronaca politica italiana, parla di ottocento soldati in più in Afghanistan pur senza aggiungere dettagli più specifici. Da qui gli interrogativi sui futuri sviluppi della missione. La notizia è stata ripresa anche dai media internazionali.

Sempre restando sul quotidiano di Torino, c’è l’interessante ricostruzione di Francesco Grignetti su un episodio della primavera del 2007 (purtroppo non è apparso sul sito de La Stampa, per cui linko alla rassegna stampa del ministero della difesa). Un episodio che da subito suono “sospetto” nella sua breve ricostruzione ufficiale (limitata alla notizia del ferimento di un nostro incursore) ma di cui solo oggi si conoscono i dettagli: uno scontro in Gulistan (una turbolenta valle nella turbolenta provincia di Farah, collocata in una posizione chiave verso la ring road) tra forze speciali italiane e talebani. Un altro esempio di quanto troppo poco si sappia di tanti episodi della missione afghana e quanto poco si è saputo in particolare su quanto accaduto in quel periodo (vedi al riguardo la parte finale dell’articolo di Grignetti con le dichiarazioni dell’ex-ministro Parisi).

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