Rifornimenti, aumento delle truppe, miliziani, vittime civili e…

Il-logistica
Un convoglio di camion rimasto bloccato lungo la strada tra il passo Khyber e l’Aghanistan (interrotta dopo che i talebani hanno fatto saltare uno dei suoi ponti) è stato attaccato questa mattina dai talebani pakistan, che bruciandone dieci hanno così ulterirormente ricordato ai comandi militari occidentali che la rotta dal porto di Karachi e attraverso la frontiera “Pak-Af” è ormai del tutto impraticabile peccato che garantisca il 75% dei rifornimenti alle truppe straniere nel paese. In un post di ieri l’inquadramento di una questione apparentemente solo tecnica ma che è cruciale e politica, questione aggravata dalle recenti decisioni del governo del Kyrgyzstan. Per approfondirla si può leggere questo Op-Ed del New York Times di oggi, firmato da George Friedman del gruppo di analisi Stratfor, che evidenzia come la questione si giochi tutta nei rapporti sull’asse Washington-Mosca via Nato. Dell’articolo non condivido le conclusioni (What we need in Afghanistan is intelligence, and special operations forces and air power that can take advantage of that intelligence), rimaste al 2001, alla prima enduring freedom. Nel frattempo la strategia della Economy of Force si è dimostrata fallimentare sia in Afghanistan che in Iraq.

Obama, l’aumento delle truppe e…il Pakistan
Mentre continua ad essere dato per imminente (domenica?) l’annuncio del Presidente Obama sull’invio di 3 nuove brigate in Afghanistan (circa 15mila uomini in più) ma evidentemente, il complicarsi del quadro “logistico” (e gli inciampi di Obama nel suo staff ministeriale) non aiuta queste decisioni, la testata on line statunitense Politico.com rivela in questo articolo esclusivo che al Presidente è stato consegnato un memorandum del Joint Chiefs of Staff. I più sono stati colpiti dal fatto che questo memorandum invita, di fatto, ad allargare l’area delle operazioni militari americane alle aree tribali del Pakistan (dove fin’ora hanno operato solo aerei senza pilota e i loro missili “hellfire” a caccia dei capi di Al Qaeda), aspetto sul quale Obama si è più volte detto d’accordo in campagna elettorale. Quello che mi ha colpito del documento, per la verità, è il fatto che definisce come troppo vasti gli obiettivi nel Paese dell’amministrazione Bush e piuttosto che puntare a fondare una democrazia islamico-moderata di stile occidentale in Afghanistan (obiettivo di lungo periodo) invita a concentrarsi sull’eliminazione di Al Qaida e delle sue basi, in altre parole di evitare che i due paesi (Afghanistane e Pakistan) tornino ad essere utilizzati come basi per nuovi attacchi contro l’America come accaduto in passato.

Vittime In-Civili

Sono 2.100 i civili uccisi in Afghanistan nel 2008 in relazione ai combattimenti in corso, il 40% in più rispetto al 2007 (1523 le vittime due anni fa). Il dato viene calcolato da un rapporto delle Nazioni Unite (che hanno una missione nel paese chiamata Unama – il rapporto in questione è però da attribuire ai funzionari del dipartimento diritti umani) ancora in una sua versione non definitiva. Delle 1800 vittime civili (conteggiate fino alla fine di ottobre) 1000 sono da attribuire a Talebani e signori della guerra locali, 700 alle truppe occidentali (455 delle quali uccise in raid aerei), 100 vittime sono ancora da “attribuire”. Gli operatori umanitari uccisi nel corso dell’anno sono stati 36, 96 quelli rapiti nei primi dieci mesi del 2008.

La spia “buona”
Il MOD, il ministero della difesa britannico, ha confermato le indiscrezioni di stampa circolate in questi giorni, secondo cui un ufficiale (un colonnello) dell’esercito di Londra è stato arrestato in Afghanistan, dov’era di stanza, perchè sospettato di aver diffuso dati segreti. Non è la prima volta che accade (un soldato-interprete di un alto ufficiale è stato condannato a dieci anni di carcere perchè considerato spia iraniana) ma questa volta i dati “sensibili” che sarebbero stati “spiati” sono quelli delle vittime civili, passati – questa l’accusa – ad organizzazioni per i diritti umani.

Miliziani
Mentre montano le perplessità sul progetto americano di impiegare milizie locali al fianco dell’esercito regolare (ne parleremo nei prossimi giorni), oggi il Ministro alla Difesa ha parlato di altri miliziani. In una conferenza stampa a Kabul ha dichiarato che molti combattenti integralisti si stanno spostando dall’Iraq per arrivare in Afghanistan ed unirsi ai Talebani (che vengono stimati in 15mila unità). Nel corso degli scontri dell’ultimo anno, secondo il ministro Rahim Wardak il 60% dei combattenti talebani era composto da stranieri.

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