Perdere una guerra per una bottiglietta d’acqua

Logistica è la parola che indica una funzione chiave degli eserciti moderni, semplificando può essere definita come la catena dei rifornimenti. Apparentemente un dettaglio, se non fosse che fino a 2/3 delle unità schierate in un “teatro” possono essere dedicate a questa funzione. Se poi il “teatro” in questione si chiama Afghanistan, paese senza accesso al mare, dove non si produce quasi nulla, dove tutto deve essere importato dall’estero (compreso l’acqua in bottiglia e la frutta fresca…per garantirsi da eventuali avvelenamenti) e dove mancano le infrastrutture di comunicazione minime, beh la logistica diventa una funzione più importante di qualsiasi altra per un’organizzazione militare. Se Obama non ha ancora annunciato ancora la “surge”, l’aumento delle truppe americane nel paese,  (la Cnn dava l’annuncio pronto per lunedi due febbraio) forse è anche per questo.

Da mesi ormai il quadro della logistica americana e Nato sta diventando sempre più difficile. Questa mattina alle 6 ora locale, le 2 di notte in Italia, i talebani pakistani hanno fatto saltare un ponte di ferro, lungo trenta metri, sulla strada che porta al Khyber Pass, poco distante da Peshawar. E’ uno snodo chiave della rotta fondamentale dal porto di Karachi all’interporto di Peshawar (assaltato solo pochi giorni fa) e da qui in Afghanistan passando per le turbolente aree tribali. Senza quel ponte per giorni, la catena dei rifornimenti sarà paralizzata.

Sempre oggi dal Kyrgyzstan arriva la notizia che il governo dell’ex-repubblica sovietica chiuderà la base americana di Manas, sul suo territorio, una base chiave per il supporto logistico alle operazioni delle truppe Usa in Afghanistan. L’annuncio non casualmente è stato fatto a Mosca. In sintesi gli Stati Uniti hanno sempre più bisogno sia dei porti iraniani (!) che delle rotte terrestri attraverso la Russia (che dalla crisi georgiana in poi sta facendo pesare sempre più enfatizzando la sua posizione di “rinata” super-potenza) sulle quali si è già in fase avanzata di negoziazione. Tutto questo per evitare di restare virtualmente “assediati” in Afghanistan.

Se si considera che l’unica rotta relativamente autonoma (quella del cielo, portare via cargo aerei tutto il materiale necessario alle missioni Isaf ed Enduring Freedom) è tecnicamente ed economicamente impraticabile, si capisce come in Afghanistan la potente macchina da guerra occidentale può essere messa in ginocchio da una…bottiglietta d’acqua minerale. La stessa intorno alla quale nei prossimi giorni e mesi si dipanerà una fitta (silenziosa o travisata) diplomazia.

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