Book Tour in Calabria

Tre appuntamenti, rispettivamente a Reggio Calabria (23/1), Catanzaro (24/1), Cosenza (25/1) per presentare “Corrispondenze Afghane”. Di seguito, ecco i resoconti filmati delle presentazioni (da diretta FB):

 

 

 

 

Coming Soon…(fine) Gennaio 2020

A fine gennaio esce il mio nuovo documentario, racconta dell’ospedale di Emergency a Kabul, Afghanistan. Parla di chi in quell’ospedale lavora anche da vent’anni. Descrive la guerra vista dalle corsie. Da’ voce alle vittime. Mostra quello che succede tutt’intorno, in una capitale assediata dalle bombe dove ogni giorno puó essere l’ultimo ma dove si continua a cercare di vivere una vita normale.

È un lavoro realizzato con l’aiuto di Martina Rafanelli Virginia Guastella Tiziana Avarista Paola Favaro e altri amici che hanno prestato la loro professionalità e il loro tempo per vedere questo risultato raggiunto. Grazie anche a Ahmad Zia Hidari che con me ha rischiato la vita in queste e altre avventure.

Restate in contatto per altri aggiornamenti.

Obiettivo colpito. E ora?

È lungo da leggere…vi avverto in anticipo ma la cosa è complessa e merita – credo – un po’ più di tempo.

La “pancia” degli Stati Uniti consuma gli ultimi giorni di vacanze natalizie anche “girando” il mondo attraverso le allucinazioni architettoniche di Disney World, dove in un’ora puoi camminare dal Regno Unito al Giappone in piena sicurezza e con le orecchie di topolino in testa.

Insomma tutto procede come se nulla fosse accaduto all’aeroporto di Baghdad e come se non si fosse, di fatto, aperto quel conflitto Usa-Iran in lenta ebollizione da decenni.

Del resto perchè preoccuparsi? Il Medio Oriente è dall’altra parte del mondo mica vicino alla Florida o all’Ohio?

Dalle loro confortevoli case di vacanza, politici americani, anziani e sovrappeso, flettono su Twitter i muscoli che non hanno, confermando – come diceva Orwell – che a volere le guerre sono sempre quelli che mai le hanno fatte e mai le combatteranno. Continua a leggere “Obiettivo colpito. E ora?”

Prendendo di petto il 2020

L’anno che verrà potrebbe essere uno dei più imprevedibili di sempre, sta (anche) a noi metterlo sui binari giusti. A proposito, grazie di tutto.

Carissimi,
Prima di dedicarmi ad una “filippica” sull’anno nuovo, fatemi cominciare da quella che era inizialmente la coda di questa lettera.
Scrivervi è per me l’occasione per ringraziare tutti voi, senza il vostro sostegno il mio lavoro non sarebbe stato possibile per come si è manifestato nel 2019. Penso all’uscita del libro, agli incontri per presentarlo ma anche alle tante riflessioni aperte sui social, ad altre iniziative per cercare di cambiare il mondo del giornalismo (il festival Mojo Italia e i vari corsi) e al nuovo documentario di cui trovate un anticipo qui.
In questo – credetemi – avete davvero fatto la differenza, da tanti punti di vista ma anche aiutandomi a mantenere la motivazione in tempi difficili come quelli che vive il giornalismo oggi, quando la tentazione di dedicarsi alle ricette di cucina o alle guide di viaggio ti assale a sorpresa. 

Venendo all’anno nuovo: ci ho riflettuto a lungo, volevo scrivervi auguri di quelli belli, che fanno sentire tutti felici ma – a pensarci bene – sarebbero stati certo di cuore ma abbastanza slegati dalla realtà (un mantra del tipo “a te e famiglia”). Insomma lo stesso itinerario mentale dell’anno scorso e di quello precedente, però non è il caso di prenderci in giro da soli visto che già in tanti ci pensano a farlo e lo fanno bene.

Nel 2020 si decidono molte partite in giro per il mondo, dalla pace (con tanti punti interrogativi) in Afghanistan a quella nell’Ucraina orientale; si voterà negli Stati Uniti per la presidenza e come al solito quello che accade a Washington inciderà su buona parte del mondo; la Russia probabilmente continuerà a pesare sempre di più negli equilibri geopolitici mondiali aggiungendo variabili al quadro consolidatosi negli ultimi decenni; Libia e Siria resteranno dei grossi punti interrogativi esattamente come gli sviluppi dell’epidemia di Ebola in Congo. Il pianeta ha la febbre sempre più alta e questo fatto inciderà non solo sulla nostra vita e la nostra salute ma anche sulle migrazioni, c’è chi scapperà non solo dalle guerre e dalla povertà ma anche da alluvioni e desertificazione, cioè dal cambiamento climatico. Le grandi aziende dal volto “buono” (tipo Facebook) continueranno a giocare come se fossero elementi “neutri”, strutture di servizio, mentre controllano i nostri dati e quindi le nostre vite. I ricchi continueranno ad essere sempre più ricchi lasciando i poveri (categoria sempre più vasta con la quasi-scomparsa della classe media) a farsi la guerra per un posto all’asilo comunale, ovviamente senza prendersela con la politica per avere un asilo più grande ma dando la colpa a quelli che ce l’hanno fatta ad entrare in graduatoria.
Nel 2020 anche il nostro Paese sarà chiamato a diverse sfide importanti, speriamo che al solito l’informazione non guardi solo al teatrino della politica ma allarghi il suo orizzonte perchè quello che succede all’estero avrà pesanti conseguenze su “casa nostra” al di là delle dichiarazioni dell’uno o dell’altro (basta pensare solo alla Brexit come ai dazi doganali che Washington sta imponendo ai suoi alleati europei, con ormai evidente bullismo istituzionale).

Sono tutte cose molto più grandi di noi – verrebbe da dire – cosa possiamo mai farci?
La risposta non è facile ma, personalmente, non riesco più a vivere nel Paese dove lo sport nazionale sono la lamentazione e lo scaricabarile. In Italia non cambia mai nulla, è vero ma continuo a credere – come l’anno scorso – che possiamo fare la differenza assumendoci le nostre responsabilità, pur nel nostro piccolo; che facendoci carico della difesa delle cose a cui teniamo; che occupandoci di quello che non ci va bene. Del resto nel mio lavoro la vostra partecipazione ha fatto la differenza perchè non dovrebbe farla nel resto del mondo?
E comunque sempre meglio crederci e fare qualcosa che restare sul divano a prendersela col telegiornale.

Un caro saluto, buon 2020
Nico

PS: A proposito, nel 2020, rivendicate sempre il diritto ad essere informati, oggi più che mai cruciale per le nostre vite.

Questo è il testo della mia lettera di auguri inviati agli iscritti alla mailing list

Corrispondenze Afghane a scuola

Il sei e il sette dicembre sono stato, rispettivamente a Gubbio e a Rimini per presentare Corrispondenze Afghane, chi ha organizzato quegli eventi (la collega Elisa Neri nella cittadina umbra, gli amici del locale gruppo di Emergency in quella romagnola) ha colto l’occasione per aggiungere all’incontro pubblico serale, un appuntamento mattutino con le scuole. Così ho parlato di guerra in Afghanistan e di guerra in genere a 110 ragazzi dell’ISS Gattapone di Gubbio e circa 200 del Liceo Serpieri a Rimini.
Sono stati incontri molto intensi per via del silenzio, dell’attenzione delle tante ragazze e dei tanti ragazzi, della partecipazione a tratti “ammutolita” per via della sorpresa sorpresa.
Nelle scuole è sempre più difficile – mi avevano detto – organizzare incontri del genere ottenendo una risposta adeguata da parte della platea, si finisce di solito nel casino o con tanti visi illuminati dai display dei telefonini.
Non è andata così, perchè? Forse perchè si trattava di una testimonianza diretta e non “libresca”. Di sicuro perché quando tratti i giovani da imbecilli a cui può essere somministrata solo roba da imbecilli, alla fine capiscono che è più pratico comportarsi da imbecilli. E’ ora di invertire la tendenza e spezzare questo gioco.