Per gli eroici colleghi afghani

Il comitato per la protezione dei giornalisti afghani (AJSC) mi ha chiesto di realizzare un video per diffondere la prevenzione tra i colleghi afghani, aiutandoli a prender coscienze del virus e a proteggersi. Eccolo.

My name is Nico Piro, I am an Italian special correspondent. I visited Afghanistan many times and I love that country. I live in Italy, so I am presently covering coronavirus epidemic in my country. The Afghan Journalist Safety Committee asked me to make this video in order to spread awareness among my fellow Afghan reporters. I hope it can be helpful.
The following one is an Interview I gave to Journalism.co.uk about covering the present crisi in Italy:
https://www.journalism.co.uk/news/reporting-in-the-field-during-coronavirus-lockdown/s2/a753551/

Here are a few trustable resources (in English):
Coronavirus symptoms: What are they and how do I protect myself? (BBC)
https://www.bbc.com/news/health-51048366
Basic protective measures against the new coronavirus (WHO)
https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/advice-for-public
Disinfecting Your Facility if Someone is Sick
https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/prepare/disinfecting-building-facility.html

Raccontare la crisi a “casa nostra”

Gli amici di OverPress Media (parte del gruppo organizzatore di Mojo italia) stanno offrendo gratuitamente una serie di seminari live, con la possibilità di interagire con i relatori. Sono stato invitato a tenerne uno per condividere da vari punti di vista (social, tv e progetti vari) l’esperienza che sto accumulando sul campo in questi giorni nel racconto della crisi coronavirus.
Ecco il video se volete rivedere la nostra chiacchierata (purtroppo la chat con le domande – che spesso cito durante il video – non è visibile sullo schermo). Per vostra conoscenza, la piattaforma utilizzata è Demio.

https://vimeo.com/399491281

Per vedere tutti gli altri video, visitate il canale YouTube di OverPress Media

Lessons from Italy

L’onda del coronavirus si sposta nel mondo, la (triste) evenienza per cui siamo stati i primi dopo la Cina a subire l’urto dell’epidemia ha reso l’Italia un modello da seguire o comunque una sorgente di esperienza anche per i giornalisti.
Per questo motivo i colleghi della rivista Journalism.co.uk mi hanno intervistato affinché mettessi a disposizione degli altri la mia esperienza sul campo in questi giorni di “coprifuoco” italiano.

CLICCA QUI PER LEGGERE IL PEZZO Lessons from Italy: best practices for field reporting during the coronavirus lockdown

I posti di blocco che mancano

Nei giorni scorsi a Salerno, una farmacista ha denunciato di essere stata aggredita con secchiate d’acqua scagliate dai balconi e verbalmente – in un episodio distinto – mentre tornava a casa. Sui social leggo denunce di madri, messe alla gogna perchè portavano per mano in strada figli disabili che altrimenti non potrebbero orientarsi nel mondo.
Si tratta, inequivocabilmente, di atti di bullismo frutto di una malintesa interpretazione dello slogan “io resto a casa”.
Sono atti che nascono dalla paura delle persone che si trasforma in caccia all’untore (che poi in un’epidemia di portatori sani potrebbero persino essere inconsapevoli), ma anche dall’ossessione di certi “governatori” che di fronte ad una situazione nuova e spaventosa applicano le vecchie tattiche della caccia al nemico (fino a poco tempo fa erano gli immigrati oggi i runner o chi torna a casa la sera dal lavoro).
E’ un buon modo, evidentemente, per far vedere che sono in controllo della situazione quando dovrebbero in primo luogo fare ammenda (e correre ai ripari) per i tagli alla sanità pubblica degli ultimi anni.

In questo clima, da qualche giorno, vedo aumentata l’attività degli spacciatori di odio, bugie, calunnie, veleno, rancore (se volete essere alla moda chiamatele fakenews).
Su whatsapp gira l’impossibile: da finte istruzioni sulle mascherine con tanto di carta intestata del Ministero degli Interni a imbecilli in cerca di popolarità che illustrano teorie del complotto (il virus, l’esercitazione militare, l’ingegneria genetica…gli stessi che fino a pochi giorni fa vi parlavano dell’invasione americana dell’Europa).
Senza dimenticare gli anonimi “dottore” e “dottoressa” che raccontano falsi retroscena dalle corsie di chissà quale ospedale.
Le calunnie sulle ONG continuano in una versione nuova (“salite a bordo!”, “dove siete?”, “solo gli stranieri aiutate”) ma se quelle contro Emergency le firma un anonimo “medico” (che pure a me la daranno la laurea in medicina con altri due post su Facebook e ulteriori tre tweet), le assurdità contro Medici Senza Frontiere sono da attribuire ad un Bruno Vespa in evidente astinenza da video.

Ci raccontano di cittadini fermati perchè facevano un falò in spiaggia, del tipo che portava la birra alla fidanzata, del gruppo di amici beccati durante un picnic, insomma di beceri incivili tutto sommato rientranti nella fisiologica quota dell’idiozia italica. Abbiamo “massacrato” i fuggitivi dell’intercity notte, da Milano verso il sud, senza pensare che magari fossero precari che semplicemente al nord non potevano più restare senza salario, senza pensare che quella fuga era già cominciata giorni prima al momento della chiusura delle università, senza interrogarci sulle responsabilità della stampa per frettolose rivelazioni di bozze di decreto, senza ricordarci dei governatori del nord oscillati tra “chiudiamo niente” e “chiudiamo tutto”.
Queste storie degli “incivili” e degli “untori” – spesso dai politici – vengono scagliate nel fuoco della rabbia e delle frustrazioni (comprensibilmente montanti per via della “quarantena” sociale e della paura), così alimentando il “vigilantismo” (per fortuna, per ora, per lo più solo da tastiera o da smartphone) ed allontanando le critiche dell’opinione pubblica verso le loro poltrone.

Intanto però non c’è nessun posto di blocco per bloccare on line chi alimenta l’odio, diffondendo velenose fake news. Non è nemmeno dato sapere se qualcuno stia indagando su queste attività per capire se si tratti di iniziative di singoli idioti in cerca di popolarità oppure coordinate campagne di sorgente straniera con sponde italiche, un modello che il caso delle presidenziali americane come quello del voto sulla brexit ci ha mostrato essere ben funzionante.
Credo che, in questo momento in cui la strategia di risposta al virus viene adeguata ogni giorno e mancano persino dati generali sull’epidemia, la messa in circolo di paura, odio, divisioni e rancori sia quanto di peggio possa accaderci. Lo dico a quelli con il tricolore alle finestre che magari sono i primi a premere “inoltra” su whatsapp senza nemmeno pensarci un minuto, senza astenersi perchè non sanno se sarà mai una cosa vera o una sonora cazzata.
La diffusione di odio è bugie è il pericolo con la maiuscola in questo momento, ben più grave del virus in sé stesso (lo dico con il dovuto rispetto per chi ha perso un caro). E’ il pericolo che può spingere verso la definitiva frantumazione una società “anagraficamente” troppo lontana dagli ultimi veri sacrifici compiuti (Seconda guerra mondiale e il dopo-guerra) quindi incapace di mettere le cose in prospettiva.

E’ un pericolo contro il quale agire in maniera immediata e massiva. Altrimenti si moltiplicheranno: la caccia all’untore, il rifiuto delle indicazioni delle autorità (anche mediche), la negazione dell’evidenza e di ogni verità condivisa. Tutto ciò ci spingerà definitivamente in quel baratro dove le istituzioni (anche la sanità pubblica è un’istituzione) si disintegreranno e dove più facilmente potremmo diventare gli scendi-letto di questo o quello, il mattone da scalzare per far crollare l’Europa e traformala in terreno di caccia per potenze straniere, in cerca di vassalli.