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Parlando di Ebola

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Grazie ad Enrico Farro, Nunzia Iorio e Domenico Centrone dell’Associazione Filmaker ecco l’integrale del dibattito con Rossella Miccio di Emergency, seguita alla proiezione di Killa Dizez alla Casa del Cinema, il 26 gennaio scorso (grazie a Fabrizio Lazzaretti per le foto).

Casa del Cinema – Presentazione di Killa Dizez from Nico Piro on Vimeo.

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Diario dalla “jungla”

Fango Francese from Nico Piro on Vimeo.

Chiudo questa serie di post sulla mia trasferta nel nord della Francia, raccontando il dietro le quinte di una delle nostre giornata ne “la jungle”. Una serie di episodi “personali” magari utili a capire le tante contraddizioni della crisi rifugiati.

La zona industriale di Calais è avvolta da un persistente puzzo di candeggina, eppure l’enorme scalo dei traghetti dista in linea d’aria poche centinaia di metri quindi il vento dell’Atlantico dovrebbe soffiare forte e salmastro come sempre.
All’inizio sembra di stare in Sierra Leone, con gli onnipresenti bidoni di ipoclorito di sodio per disinfettarsi la mani e “bruciare” il virus dell’Ebola. Poi ti viene da pensare ad una procedura di sanificazione delle strade per via delle vicinanza con il campo. Invece all’ingresso della “jungla”, passato il cavalcavia sul quale scorre l’autostrada da e per gli imbarchi, il tanfo di fango, legno marcio, rifiuti putridi e cucine approssimative svela che quel puzzo di cloro è solo figlio della fabbrica più vicina.
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Questioni di sicurezza

Questioni di sicurezza from Nico Piro on Vimeo

 

Quanti significati può assumere la parola sicurezza? La prefettura francese sta creando una “buffer zone”, profonda cento metri, intorno alla “giungla” di Calais, l’ormai storico campo nei pressi del porto da dove ci si imbarca per la Gran Bretagna, sogno dei migliaia di rifugiati (forse 5000) in nome del quale si sottopongono a condizioni di vita tremende. Continua a leggere “Questioni di sicurezza”

Dopo la pioggia

Selfie

In questi giorni trascorsi vagando nel campo di Grande-Syntè, sono finito nella baracca di una famiglia curda, in fuga dall’area di Mosul: tre bimbi sotto i sette anni, la mamma e il papà.
Una baracca assediata dal fango, fatta di legno marcio, priva di due pareti, rimpiazzate da cappotti e giacche marce di pioggia; unica fonte di calore, un vecchio cerchione d’auto trasformato in un braciere.
Mentre parlavo con il capo-famiglia, il bimbo più grande ha preso a giocare con il mio iphone, che – attrezzato per lavorare da teelcamera – mi penzolava sul fianco. Solo a sera, mi sono reso conto che il bimbo era riuscito a scattarsi dei selfie! Li pubblico perchè penso possano raccontare molto di più rispetto a fiumi di parole su paura, gioia e speranza.

Viva il sorriso dei bambini, capace di illuminarsi anche quando ci sarebbe solo da piangere.

Calais - La jungla

La “jungla” sotto assedio

Calais è ormai una zona militarizzata, tutti i possibili punti di passaggio verso l’Inghilterra sono presidiati dalla polizia e difesi da recinzioni, filo spinato e sorveglianza elettronica. Nella jungla – l’ormai “storico” campo profughi vicino al porto di Calais – in migliaia vivono inseguendo il loro “sogno inglese”. Ecco il mio servizio dal Tg3 delle ore 19 del primo febbraio 2016

La jungla sotto assedio from Nico Piro on Vimeo.

Tutti i diritti riservati Rai 2016. Per l’edizione integrale:
www.tg3.rai.itwww.rai.tv

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Fango

Fango (sulle coscienze)

 

Eccoli quelli che pochi giorni fa, alla Camera dei Comuni non al pub sotto casa, il premier Cameron ha definito “bunch of migrants”, un branco di immigrati, giusto per tentare di pararsi a destra dai colpi dell’Ukip e attaccare i laburisti. Camminando nel campo di Grande Synthe, poco distante da Dunkerque, ho avuto le stesse sensazioni provate nel 2008 a Patrasso anche se ero convinto che quella baraccopoli sul mar egeo, piena di rifugiati afghani, fosse il massimo del degrado raggiungibile. Mi sbagliavo.

La potenza del clima atlantico e la deliberata indifferenza del governo francese sono riusciti a far registrare un nuovo livello record di squallore e violenza verso persone vulnerabili e indifese. Eppure vedere in questa fetida distesa di acqua e terra marcia, bambini giocare e sorridere rende la misura dell’orrore dal quale sono fuggiti.