Il sapore della vittoria

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War Machine è un film straordinario, “purtroppo” disponibile solo su Netflix perché meriterebbe – anche in Italia – un pubblico più vasto. Racconta – pur non citandolo direttamente – della storia del generale McChrystal incaricato da Obama (con il quale mai ebbe buoni rapporti o rapporti del tutto) di rivedere lo sforzo bellico americano in Afghanistan e raggiungere la vittoria. Storia raccontata dal punto di vista di Michael Hastings, il giornalista di Rolling Stones che – tra determinazione e fortuna, sotto forma di un vulcano dal nome impronunciabile – riuscì ad avere un “accesso” senza precedenti al generale e al suo staff, per un racconto che lo porterà poi alle dimissioni. Hastings morirà poi in circostanze ancora oggi considerate misteriose ma lascerà un volume, The Operators in cui la storia scritta per RS si espande e guadagna dettagli.
Il film scarnifica senza pietà i motivi della sconfitta afghana, caricaturizza McChrystal se non fosse che fa emergere l’ingenuità di un personaggio chiamato a confrontarsi con una corte di politici, diplomatici e cooperanti piuttosto che con una missione solamente militare e “combat”. Se l’ambientazione di Marjà (l’ulcera sanguinante, come venne definita all’epoca la località nell’Helmand) è terribile, la scena dell’incontro con i civili e della reazione all’imboscata con l’uccisione di un bimbo, contribuiscono a completare quello che è un ciclo di affreschi o di “stencil murali” sulla guerra più lunga. Buona visione.

LPD – Il triangolo del mobile journalism

Il mio seminario “dal giornalismo immobile al mobile journalism è stato quello con il più alto numero di partecipanti del DIG, il festival del giornalismo di Riccione. Una bella notizia – al di là della soddisfazione personale – perché conferma quanto il Mojo possa rispondere alle esigenze di diverse categorie di giornalisti e rappresenti una – tra le altre – vie di uscita dalla crisi. La conferenza di Riccione, della durata di due ore, è stata diversa dai corsi di mobile journalism tenuti sin’ora (il “modello” di Stampa Romana si fonda su una durata di due giorni e un numero di ore variabili tra le 16 e le 20). Questa versione compatta (più un keynote speech che un seminario) mi è servita a distillare alcuni concetti e fondamenti del mojo; tra questi “LPD” (vedi la slide sopra).
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Premiolino 2017

E’ stata una bellissima serata quella di ieri a Palazzo Marino, nonostante l’emozione (lo ammetto, fortissima). Il Premiolino, il più prestigioso e antico premio giornalistico d’Italia, mi è stato consegnato da Carlo Verdelli – membro della giuria – che ha anche letto (e illustrato) la motivazione. Eccola riportata dall’Ansa:

“La parola ‘pioniere’ sa di vecchio. Eppure lui, giovane d’anagrafe e di spirito, lo è: pioniere italiano del ‘mobile journalism’. Che vuol dire fare dell’ottimo giornalismo televisivo dai qualsiasi fronte caldo del mondo, utilizzando uno smartphone per le riprese e la rete per la distribuzione dei contenuti. Sua la prima diretta via Facebook nella storia della RAI: 2016, elezione di Trump. Un piccolo passo per l’umanità, un grande passo per il Servizio pubblico”.

Il Premiolino 2017 è stato assegnato anche a:

Alberto Angela RAI1

Lucio Caracciolo Limes 

Angela Frenda Corriere della Sera ex aequo con Eliana Liotta“ Io Donna

La Redazione di Radio Amatrice

Giordano Stabile, La Stampa